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"Sono tornato perchè c'eri tu"

Cercavo te nelle stelle
quando le interrogavo bambino.
Ho chiesto te alle montagne,
ma non mi diedero che poche volte
solitudine e breve pace.

Perché mancavi, nelle lunghe sere
meditai la bestemmia insensata
che il mondo era uno sbaglio di Dio,
io uno sbaglio del mondo.

E quando, davanti alla morte,
ho gridato di no da ogni fibra,
che non avevo ancora finito,
che troppo ancora dovevo fare,
era perché mi stavi davanti,
tu con me accanto, come oggi avviene,
un uomo una donna sotto il sole.
Sono tornato perché c’eri tu.

Primo Levi, in Ad ora incerta (Garzanti, 1984)

«La poesia è nata certamente prima della prosa. Chi non ha mai scritto versi? Uomo sono. Anch’io, ad intervalli irregolari, "ad ora incerta", ho ceduto alla spinta: a quanto pare, è inscritta nel nostro patrimonio genetico». A scriverlo è Primo Levi, nell'introduzione alla sua raccolta "Ad ora incerta". La poesia scelta è una dedica d'amore alla moglie Lucia Morpurgo, che il poeta, dopo la terrificante esperienza nel lager nazista di Auschwitz, sposò nel 1947. E proprio il pensiero di lei, come si legge in questi bellissimi e delicati versi, è stato la luce che ha spinto Primo Levi a sopravvivere: "Sono tornato perchè c'eri tu". Primo Levi, partigiano, fu catturato da una milizia fascista nel 1943. Il 22 febbraio 1944, insieme ad altri 650 ebrei fu stipato su un treno con direzione Auschwitz. Al campo di sterminio rimase fino alla liberazione, il 27 gennaio 1945. Di quei 650 ebrei, riuscirono a tornare a casa solamente venti persone.

(Chiara Lazzati)