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Autonomia ridotta ai minimi termini, San Giorgio alza la voce

Davide contro Golia, la Grecia contro il Portogallo ad Euro2004, Donald Trump contro Hilary Clinton, ed ora San Giorgio "contro" Roma: le orme da seguire non mancano al Comune amministrato da Walter Cecchin, che ancora una volta prova a far sentire la sua voce "contro i grandi".

Il paese non è nuovo ad iniziative di questo tipo, tant'è che già nel novembre dello scorso anno il primo cittadino aveva scritto ad ANCI per chiedere forte e chiaro di intervenire contro le «continue ed inique manovre economiche» che penalizzano pesantemente molti Comuni del Bel Paese (qui il servizio). E questa volta San Giorgio ci riprova ed alza il tiro. Da Sergio Mattarella in giù, infatti, è la politica romana la principale destinataria dell'appello dell'amministrazione targata Vivere San Giorgio, e non manca proprio nessuno: da Pietro Grasso a Laura Boldrini, da Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan a Marianna Madia, senza dimenticare i colleghi Antonio Decaro e Virginio Brivio.

«Ancora una volta - scrivono sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza sangiorgesi -, ci sentiamo lasciati soli e soggetti a norme dello Stato che, anno dopo anno, erodono l’autonomia degli enti locali, contenuta nella nostra Costituzione. Facciamo parte di quelle amministrazioni che negli anni precedenti hanno cercato di contenere sia la spesa, sia l’onere della leva fiscale a carico dei propri cittadini. Constatiamo però che purtroppo la virtuosità non premia; ad essere premiati sono invece quegli enti che, per necessità o scelta politica, hanno raggiunto la massima fiscalità, a discapito di quelli che invece hanno mantenuto una marginalità di azione sulla leva fiscale da utilizzare in caso di assoluta necessità».

Le necessità, di certo, non mancano. Basti pensare che a San Giorgio, dove il bilancio di parte corrente si aggira intorno ai 4 milioni di euro annui, ci sono state riduzioni dei trasferimenti statali pari a circa 900mila euro, mentre sono lievitate molte voci di spesa: un esempio su tutti le spese per la tutela dei minori, che ormai sfiorano il 10% del bilancio comunale. Senza dimenticare la vexata quaestio dei canoni del gas (qui il servizio più recente).

«La legge dello Stato ci chiede di approvare ogni anno un DUP ed un bilancio triennale, di predisporre quindi una programmazione triennale - continua la missiva -. Al fine di poter garantire i servizi minimi ai nostri cittadini, noi come amministrazione avevamo già previsto dall’esercizio 2016 l’incremento del gettito tributario per sopperire alle suddette maggiori spese e riduzione delle descritte minori entrate. Ora, per il terzo anno consecutivo, il Governo prevede il blocco delle tariffe tributarie. Riteniamo che questa sia una grande ingiustizia: prima ci viene imposto di programmare, poi ogni anno cambiano le regole tributarie ad esercizio in corso. Non c’è serietà e non c’è dunque rispetto per il lavoro di tante amministrazioni che, preoccupate di non pesare troppo sulle spalle dei propri cittadini, hanno razionalizzato negli anni la propria spesa, trovandosi ora, per decisioni opportunistiche e incomprensibili, di fronte all’impossibilità di garantire servizi indispensabili per i cittadini».

E ce n'è anche per le innovazioni "a costo zero": «Basta anche con le innovazioni a costo zero: pubblicazioni per trasparenze, anticorruzione, portali, OIL, pagoPA, siope+, carta di identità elettronica, dematerializzazione, anagrafe nazionale, verifica antisismica, etc... istituite da leggi dello Stato e senza oneri aggiuntivi per le pubbliche amministrazioni, ma che di fatto, oltre ai maggiori oneri economici per fare funzionare gli applicativi informatici necessari, costringono i pochi dipendenti rimasti a dedicare molto tempo a queste nuove attività».

«Non possiamo assumere, non possiamo aumentare le tasse, non possiamo più ridurre la spesa (servizi da garantire a minori, disabili, anziani, manutenzione ordinaria di scuole, strade, aree a verde, cimiteri, tutte spese ormai ridotte al minimo), cosa altro possiamo fare di fronte ad una autonomia locale oramai esautorata? Non sappiamo voi quale Paese vedete - conclude l'amministrazione sangiorgese -, ma noi da un piccolo comune della Lombardia, vediamo un Paese in cui le autonomie non sono più tali. Vi chiediamo pertanto, in nome della nostra Costituzione, di consentire alle amministrazioni che nei documenti di programmazione degli anni 2016 e 2017 avevano già deliberato gli incrementi tributari che gli sia consentito farlo dall'anno 2018».

(Leda Mocchetti)