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25 Aprile 2019: il discorso del sindaco Gianbattista Fratus

Rivolgo il mio saluto alle autorità, civili, militari e religiose, alle associazioni d’arma e combattentistiche, presenti oggi in questa piazza per celebrare il 25 Aprile.

E, naturalmente, ringrazio tutti i cittadini che partecipano a questo momento, a partire dai più giovani, dai ragazzi delle scuole, in assenza dei quali una festa, e in particolare una festa come questa, non può dirsi davvero tale.

Il 25 Aprile non deve essere considerato un rituale di anno in anno uguale a se stesso, una stanca ripetizione di gesti e parole. Celebriamo una liberazione, LA Liberazione.

Con essa ricordiamo l’impegno coraggioso, il rischio corso dagli italiani che si opposero alla dittatura, il sacrificio cui tanti di loro andarono incontro.

Abbiamo il dovere di coltivare questa memoria. E fra poco arricchiremo la nostra città di un nuovo segno, di una nuova occasione per tornare al nobile slancio di quelle persone, scoprendo, al cimitero monumentale, un cippo dedicato ai partigiani Guido Venegoni, Arno Corvini  e Ugo Pagani.

Abbiamo, però, anche un altro dovere, quello di rinnovare il sollievo e la gioia che i fatti del 25 Aprile generarono.

Quando l'Italia uscì dall'incubo della dittatura, le nostre madri, i nostri padri, i nostri nonni e bisnonni provarono, credo, un sussulto di dignità. Perché la Liberazione, e con essa la Libertà, non erano state donate, calate dall’alto. Erano state conquistate con una lotta lunga e partecipata, una lotta che aveva inciso sulle coscienze,  gettando le basi per costruire una nuova Italia.

Oggi vediamo il 25 Aprile come il momento della vittoria definitiva, l’attimo in cui dal buio si passa alla luce.

Per emergere finalmente dalle tenebre, però, ai protagonisti della Resistenza, ai partigiani che per mesi avevano combattuto ad armi impari, fu richiesto un ultimo sforzo.

Si sparava, a Legnano, il 25 aprile.

Si metteva ancora a repentaglio la propria vita.

Perché combattere ancora?

Perché correre quell’ultimo pericolo, potenzialmente mortale, quando era ormai chiara la direzione presa dalla Storia?

Bisognava dare la spallata finale, certo, ma credo che chi prese le armi quel giorno intuì che la Liberazione doveva essere totale.

I posteri avrebbero dovuto guardare i fatti della primavera 1945 e trovare nell’azione delle forze antifasciste una determinazione indiscutibile, per rovesciare la dittatura, per cacciare gli occupanti stranieri, per restituire alla Nazione la sua sovranità. Senza questo scatto, costato la vita a molti, l’Italia uscita dalla guerra sarebbe stata un Paese più fragile e mortificato.

La Resistenza e la Liberazione restituirono piena dignità all’Italia, dimostrarono al mondo e agli stessi italiani che le coscienze non si erano sopite, che l’aspirazione alla libertà non era stata soffocata e che valori fondamentali erano ancora vivi e condivisi.

Questo sostenne Anacleto Tenconi 40 anni fa, parlando della medaglia di bronzo al valor militare riconosciuta a Legnano per la partecipazione alla Resistenza. Il sindaco partigiano, recentemente ricordato dall’Anpi in un apprezzato intervento, sostenne che  quel conferimento coronò  “tutto un periodo di vita cittadina che, nella luce di una gloria antica, ha visto brillare le virtù ed i meriti di un popolo profondamente legato alle proprie tradizioni, al seme profondo di antichi principi e di antiche vicende,  il cui filo conduttore ha sempre mantenuto inalterato il valore e lo spirito primigenio.”

Il 25 Aprile, per quello spirito primigenio, a Legnano e in Italia, fu uno spartiacque. Passato il quale le forze che si erano opposte al nazifascismo, pur diverse fra loro per ideologia e aspirazioni, seppero confrontarsi in modo costruttivo per dare al Paese una nuova Costituzione. Quella Costituzione che tuttora è garanzia fondamentale, l’impalcatura sulla quale si regge la vita democratica del nostro Paese.

      E’ la Costituzione il legame che innanzitutto ci unisce alle donne e agli uomini del 45 e degli anni immediatamente successivi. Anni in cui le differenze non impedirono di costruire, di avere il bene comune come faro a guidare l’azione delle istituzioni.

E oggi?

Oggi il 25 Aprile ci insegna che è possibile sconfiggere anche i nemici peggiori. Nemici che minacciano la nostra sicurezza, le nostre tradizioni, le nostre libertà democratiche. Nemici che si annidano nel deteriorarsi dei rapporti tra le persone, nello spregio o, peggio, nell’odio, in una politica aggressiva ed egoista, in una rete alimentata dal livore da tastiera.

Il 25 Aprile 1945, donne e uomini che avevano ostinatamente difeso la cultura della giustizia e della verità, che avevano creduto nella vittoria della libertà contro l’oppressione, ebbero la meglio.

Dopo lutti e privazioni, si potevano gettare le fondamenta per un futuro più sicuro e prospero.

L’ottimismo tornava a essere legittimo, ad avere prospettive, anche se non aveva mai cessato di esistere.

Dietrich Bonhoeffer, il teologo giustiziato nel campo di concentramento di Flossemburg quando il regime nazista ormai agonizzava, scrisse: “L'essenza dell'ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente. E’ una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari. Il futuro lo rivendica a sé.” 

Davvero i partigiani rivendicarono a sé il futuro…

E ce lo consegnarono.

A noi il compito di essere all’altezza del dono più prezioso: la libertà.

Buon XXV Aprile a tutti.

Gianbattista Fratus, sindaco di Legnano