Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità, se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Chiudendo questo banner o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Fratus: "Torniamo a parlare in modo serio della città"

Nel video, la diretta streaming della conferenza stampa


«Io, la mia giunta e i miei consiglieri abbiamo sempre agito nel rispetto della legge, senza fare pressioni a nessuno». Con queste parole il sindaco Gianbattista Fratus, all'indomani della surroga che ha restituito al consiglio comunale di Legnano il numero legale necessario per poter operare, rompe il silenzio nel quale la maggioranza si era chiusa dall'inizio della crisi, al netto della "parentesi" della scorsa settimana, quando la coalizione aveva scelto di replicare alle affermazioni dei consiglieri dimissionari

E i "sassolini" da togliere dalla scarpa, al primo cittadino, non mancavano. Non senza nascondere un certo disappunto per «qualche consigliere regionale e qualche onorevole che ha ricevuto in anticipo documenti che in Comune non avevamo», il sindaco ha voluto sottolineare la differenza tra la situazione di Legnano e quella di Quarto, richiamata a più riprese come precedente determinante dai dimissionari. «Il comune di Quarto non aveva attivato la procedura del difensore civico regionale, ecco perchè in quel caso il consiglio comunale è stato sciolto: avendola attivata, noi  veniamo eslcusi dalla sentenza di Quarto, su cui qualcuno invece insiste». 

Ma il "macigno" vero e proprio, per Fratus, era quello relativo alla denuncia per falso in atto pubblico depositata contro di lui nei giorni scorsi da alcuni ex consiglieri ed ex assessori. «All'istanza di nomina inoltrata al difensore civico, alla memoria inviata al prefetto, alla nota inviata al Ministero dell'Interno, ho sempre allegato tutta la documentazione: se ci fosse stato il dolo di nascondere le dimissioni dei consiglieri, non l'avrei fatto. La denuncia, peraltro, è stata presentata alla caserma di Busto Garolfo, e credo che un atto del genere sia un grande affronto nei confronti dei carabinieri di Legnano, della Polizia di Stato di Legnano, della Polizia Locale di Legnano e della Guardia di Finanza di Legnano, del cui lavoro ho grande stima». 

Ora al vaglio dell'amministrazione targata Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia ci sono le contromosse. « La querela per falso ideologico non solo non sta in piedi, ma è stata un mezzo di pressione su un organo istituzionale - ha spiegato il vicesindaco Maurizio Cozzi -. Stiamo studiando come reagire: stiamo pensando ad una denuncia per calunnia contro chi ha sporto querela e ad una denuncia per rivelazione di segreto d'ufficio. Soprattutto, a mio avviso, la manovra posta in essere in maniera fraudolenta dai consiglieri comunali che si sono dimessi ha portato al Comune un danno di 400mila euro, perchè non abbiamo potuto approvare le delibere relative alle imposte e quindi abbiamo un minore introito di 400mila  euro: stiamo verificando se questo possa costituire danno erariale e se ci siano gli estremi per fare un esposto alla Corte dei Conti».

L'appello lanciato dal primo cittadino e condiviso da tutta la giunta - che pure come il sindaco non ha risparmiato qualche "stoccata", come l'assessore Lazzarini che è tornata ad invitare il sindaco di Canegrate Roberto Colombo a «rileggere le carte, quella di Amga è una causa civile dove siamo tutti solidalmente responsabili» - è quello di «tornare a parlare in modo serio della città». 

«Legnano non merita il fango che si sta gettando su questa città - ha concluso il sindaco -: ridiamole dignità, torniamo ad avere uno stile degno della nostra città». 

(Leda Mocchetti e Valeria Arini)