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Giorno del Ricordo: "Chi nega non ha rispetto per la Patria"

Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni sulla Giornata della Memoria a cura del Circolo Fratelli D'Italia - Carlo Borsani.


Il 10 febbraio, giorno del ricordo, è stato istituito dal parlamento Italiano in memoria della tragedia che ha colpito gli italiani, di tutte le vittime delle foibe, e dell’esodo istriano dalmata dalle loro terre. In quanto tragedia deve essere ricordata da tutti e da tutti commemorata, proprio perché non esistono morti di serie A e morti di serie B, così come non esistono graduatorie tra genocidi e massacri di massa.

Tanto meno tale ricordo può essere in qualche modo osteggiato o la tragedia negata, sia per rispetto delle vittime sia per rispetto delle nuove generazioni che hanno diritto di conoscere la storia, per non dimenticare e per non commettere gli stessi errori del passato.

Chi nega, sminuisce o chi giustifica la pulizia etnica che gli “Italiani” della Venezia –Giulia, dell’Istria e della Dalmazia hanno subito negli ultimi mesi del secondo conflitto mondiale e nel dopo guerra non ha rispetto per la propria Patria e per sé stesso in quanto italiano e, soprattutto, non può essere accreditato quale relatore attendibile.

Fortunatamente, nonostante per tempo molti abbiano negato e taciuto la verità, per vergogna, paura o chissà cosa altro, molti, invece, hanno avuto il coraggio di ricordare, di scrivere e raccontare, come Antonello Belluco in Rosso Istria e Simone Cristicchi in Magazzino 18.

La memoria condivisa delle tragedie della storia dovrebbe essere il segno tangibile della civiltà di una Nazione, che non può vivere di rancori alzando bandiere ideologiche.

Il ricordo non può essere appannaggio della destra o della sinistra, ma certo è che la destra politica si è battuta fortemente affinché il “giorno del ricordo” fosse commemorato e rimanesse impresso nella memoria. 

E’ doveroso ricordare, inoltre, che il “Giorno del Ricordo” non è stato istituito con la legge dello Stato, per ricordare, genericamente “ le vittime dei nazionalismi”, ma per onorare la memoria delle  centinaia di migliaia di italiani trucidati da partigiani comunisti di Tito, e la sofferenza di trecentomila italiani che sono stati costretti a lasciare le proprie case e le proprie terre, ritrovandosi in territorio indifferenti o addirittura l’ostilità di coloro che si ritenevano amici o alleati del mortifero regime comunista jugoslavo.

Noi tutti oggi e in futuro, per le generazioni che verranno, abbiamo il dovere ed il compito di custodire e ricordare questi drammatici fatti, che devono essere raccontati e commemorati, perché il silenzio è colpevole quanto la negazione. 

Alla storia italiana non deve essere più concesso di trascurare una parte della memoria.

Circolo Fratelli D'Italia - Carlo Borsani.