Tolo Tolo: piace, ma non va oltre la sufficienza

La coda di spettatori che questa mattina, sabato 4 gennaio, alle 11.15, caratterizzava la Multisala di Cerro Maggiore, dove "Tolo Tolo" sta facendo registrare il tutto esaurito ad ogni proiezione. Il film è in programmazione anche in Sala Ratti a Legnano


Il buon Luca Medici, alias Checco Zalone, torna davanti alla camera da presa e lo fa incassando qualcosa cosa come 18 milioni d’euro in soli tre giorni. Il paragone è subito fatto: Tolo Tolo saprà  superare il precedessore “Quo Vado?”?. Quest'ultimo film usciva il 1 gennaio del 2016 e concluse la sua corsa con ben 65 milioni euro, roba che nella storia del cinema italiano solo “Avatar” di James Cameron ha saputo fare meglio.

      Ma se i numeri sono dalla parte del comico, il film sarà piaciuto agli spettatori? I commenti sul web si dividono. Alcuni non hanno apprezzato i temi toccati nel film, l’immigrazione su tutti. Ai cinefili è sembrato meno brillante rispetto al passato, si sono sentiti traditi dal trailer, che all’uscita ha suscitato non poche polemiche.

Vorrei parlare proprio dal trailer per poter spiegare bene Tolo Tolo. 

Nella presentazione del film vediamo un ragazzo di colore che entra di prepotenza nella vita di Zalone: dal chiedere una semplice mancia ad entrare in casa, persino ad avere una certa confidenza con la moglie del protagonista. Il pubblico ha urlato subito ad una orma evidente di razzismo. 

“Il trailer non ha nulla a che fare con il film”, questo il commento più quotato sul web, ed io dico meno male. Solo dopo aver visto il film capisco molte cose e posso assicurare che con il razzismo non ha nulla a che vedere. Zalone ci ha preso in giro con la pubblicità, anche se quasi lo definirei più un “cortometraggio musical” di un’intelligente e provocatoria campagna pubblicitaria. 

Perché il “trailer” non ha nulla a che fare con il prodotto cinematografico vero e proprio. Qui sta la mossa astuta, quasi come dire “ci possiamo permettere di girare un mini corto per anticipare un film che parlerà dello stesso tema, ma in una maniera diversa. Sorprendiamo il pubblico!”.

La trama è semplice, senza spoilerare troppo: Zalone deve scappare dall’Italia per motivi legali collegati alla sua attività imprenditoriale. Decide quindi di fuggire in Africa, ma lì la situazione non è proprio delle più felici. Sarà molto presto obbligato ad affrontare un lungo viaggio che lo riporterà nello stivale nostrano. 

Tutto molto semplice direte voi, ma la vera forza del film è che Zalone non è schierato per nessun colore, bianchi o neri. Il protagonista/regista tratta tutti allo stesso modo, dà a tutti lo stesso peso e cerca di far divertire il suo pubblico. 

Certo, forse, lo troviamo meno brillante, rispetto al passato, ma credo che affrontare un tema simile, molto caldo di questi tempi, non sia stato semplice. Si sa che il passo falso è sempre dietro all’angolo. 

Come sempre si cerca di far riflettere con qualche risatina.

Il film è confezionato in maniera sufficiente, non c’è molto spazio per virtuosismi di regia o altri tecnicismi. Curiosità, alla regia troviamo proprio Checco Zalone, la prima volta dietro la camera. Per i suoi primi quattro film la regia è sempre stata affidata a Gennaro Nunziante

È d’apprezzare la scelta di girare il film all’estero. Posso solo immaginare le imprese di produzione per alcune scene davvero convincenti. Poco importa se c’è qualche sbavatura di post produzione, alcune scene sono lodevoli soprattutto perché hanno poco a che fare con il genere del film, ad esempio quelle di sparatorie o di navigazioni in mare. 

Infine, si evince una prima parte di film con apprezzate note di umorismo, mentre nella seconda parte cede a una sceneggiatura non particolarmente ispirata. 

La pellicola merita la sufficienza, perché da una parte la scrittura della pellicola ha alti e bassi, ma d’altra Checco Zalone qualsiasi cosa tocca diventa oro, questo glielo si deve dare atto. Se il film non sarà all’altezza delle sue precedenti opere, il personaggio continua a portare milioni di spettatori al cinema e questo, nel mondo cinematografico, conta più di ogni cosa. 

Anche se, a onor della cronaca, va detto che la distribuzione della pellicola, come già successo per “Quo Vado?”, ha nella monopolizzazione dei cinema la sua forza, quasi come se non esistessero altre pellicole da spingere nei vari multisala.

Voto: 6.

(J.J. Bustamante)