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Licenziata dalla Cooperativa di pulizie: «Ho difeso i miei diritti»

«Sono stata licenziata per avere difeso i miei diritti». Non intende abbassare la testa Giusy, dipendente legnanese rappresentante sindacale (RSA) di una cooperativa di servizi di pulizia negli hotel con sede legale a Roma, che si è affidata al sindacato per riavere il posto di lavoro al quale non intende rinunciare. A prendere le sue difese è Stefano Dell'Acqua, responsabile Uil Lombardia per l'Ovest Milano, che ha intenzione di denunciare la Cooperativa per violanzione dell'articolo 28 (condotta antisindacale) chiedendo il reintegro del posto di lavoro. 

Da tre anni la donna svolgeva le pulizie in un albergo a Saronno: aveva un contratto a tempo indeterminato e il suo futuro sembrava sicuro. Fino a quando non è arrivata la lettera di licenziamento: «Ho deciso di non subire in silenzio e di alzare la testa - spiega la legnanese -. Ho vissuto situazioni che a parer mio non erano corrette. Quindi ho cercato di far valere i miei diritti e quelli dei miei colleghi che per la maggior parte lavorano a chiamata. Per tutta risposta mi hanno lasciato a casa senza darmi una vera motivazione». 

A raccontare i fatti con il sindacalista Dell'Acqua anche Annalisa Lazzaroni, funzionaria Uiltucs Lombardia del territorio Ticino Olona. «La lavoratrice svolgeva le sua mansioni nell'albergo "Hotel della Rotonda" di Saronno - spiega Lazzaroni -. In tre anni ha vissuto due cambi societari: il "pacchetto" lavoratori, composto da 15 dipendenti di cui 4 a contratto indeterminato, è stato sempre assorbito. E alla fine del 2018, alla terza cessione, la nostra delegata è stata l'unica ad essere licenziata. Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione in merito al cambio societario: non sappiamo se è stata espletata la giusta procedura. Non conosciamo i rappresentanti della nuova società».

Per Dell'Acqua la situazione è «decisamente grave. Faremo partire una vertenza per il reintegro di Giusy e denunceremo la Cooperativa per violazione dell'articolo 28: l'azienda subentrante e quella uscente dovevano comunicarci lo stato di fatto».

(Gea Somazzi)