Nidi e asili: «La cassa non basta, senza aiuti a settembre non riapriremo»

Le strutture che offrono servizi privati per l'infanzia si sono messi insieme per affrontare, uniti, questa situazione di emergenza, sotto il neonato comitato Servizi Infanzia 0-6 Legnano e dintorni.

«Il servizio in questione - spiega la referente del comitato, Cristina Scrutari - raggruppa strutture che si occupano della fascia 0-6 anni che in questo momento difficilissimo hanno deciso di salvarsi insieme, e di non proseguire soli, interfacciandoci con le altre realtà che si stanno costituendo a livello regionale e nazionale».

Insieme queste strutture private ospitano 300 bambini che a settembre contano di trovare ancora il loro posto. Ma il futuro è incerto e per molte di queste realtà, senza aiuti, il rischio di chiudere è concreto: «Noi non vogliamo chiudere - spiega Scrutari -, siamo strutture con dipendenti donne, mamme, che a loro volta hanno famiglie: dicono ci sia la cassa integrazione, ma gli ammortizzatori sociali coprono l'oggi, a settembre? Come possiamo mostrare i nostri asili ai nuovi iscritti? Come possiamo assicurare il posto alle dipendenti una volta terminata la cassa integrazione se non ci sono iscritti? Come possiamo pagare le spese fisse non rientranti negli ammortizzatori sociali? Come pagheremo a settembre il pregresso accumulato ed il presente senza nuove iscrizioni? I genitori ci hanno dimostrato vicinanza, dopo riunioni ed incontri a distanza, abbiamo proposto loro una piccola quota che ci dia la possibilità di sopravvivere in questo momento e di assicurare loro una riapertura con la stessa qualità, ma tutto questo non basta».

Cosa chiede il comitato? «Esistono fondi dati ai comuni per la fascia 0/6 anni, per l'istruzione? Grazie alle strutture private ogni comune ha potuto coprire le necessità delle famiglie senza fare uscire soldi dalle proprie casse, abbiamo fatto risparmiare milioni di euro, abbiamo dato lavoro a 50 donne con famiglie e figli. Chiediamo solo di essere considerate. Come già stanno facendo diversi comuni, chiediamo un contributo a fondo perduto per canoni di locazione o la conversione dei voucher baby sitter in rette asilo nido. Insieme possiamo vagliare proposte così da poter continuare a dare un ottimo servizio per la città».

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