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Studenti Liuc mostrano l'app che aiuta a trovare lavoro nei ristoranti

Pensare a un’idea di business mentre si sta ancora studiando. Succede a tre giovani di Ingegneria Gestionale della Liuc di Castellanza, Alberto Brianza, Carlo Gravina e Alessandro Roveda, chiamati dal Rettore Federico Visconti a portare la loro testimonianza in aula agli studenti del 1° anno di Economia aziendale e contabilità.

Merito dei tre ragazzi è aver pensato all’idea che sta alla base di Shakejob, un’app che mette in contatto offerta e domanda di lavoro nella ristorazione: si tratta di una piattaforma tecnologica che può soddisfare le esigenze di chi è in cerca di personale anche all’ultimo momento e quelle di chi, invece, è interessato a prestare servizio presso ristoranti, bar, pizzerie e alberghi. Il tutto attraverso un contratto di somministrazione per il tramite dell’Agenzia per il Lavoro Openjobmetis, che diventa così l’effettivo datore di lavoro, sgravando il ristoratore da ogni impegno e onere burocratico-amministrativo. Ma non solo. All’interno della app, chi cerca personale può contare su un ricco database di figure professionali dalle più assortite specializzazioni, precedentemente selezionate da Openjobmetis e già in possesso di tutti i documenti per lavorare da subito, tra i quali hccp in corso di validità. L’app diventa, inoltre, la soluzione ideale per tutti quei contesti caratterizzati da esigenze di assunzione estemporanee, spesso alla base di modalità di assunzione irregolare. Grazie alla praticità assicurata dall’app, i ristoratori possono assumere in modo regolare e tutelante dal punto di vista contributivo e assicurativo i propri collaboratori.

La storia dei tre studenti e di questa app è diventata, così, una testimonianza aziendale di successo, in pieno stile Liuc, dove i giovani vengono incentivati ad essere determinati, ad avere coraggio, cogliere le opportunità ed essere innovativi. Recuperare la dimensione della passione, della fatica e dell’impegno, anche nei momenti più difficili, è l’invito costante del Rettore agli studenti, spronati ad essere curiosi, ad aprire occhi e menti, a saper trasformare i propri sogni in propositi.

La presenza in aula di Brianza, Gravina e Roveda dall’altra parte della cattedra attesta tutto ciò, dando prova di un dato reale da condividere con i colleghi che, come loro, stanno ancora studiando.

«La Liuc ha avuto un ruolo fondamentale per noi. Qui abbiamo trovato professori che ci hanno ascoltato e consigliato per lo sviluppo del business plan di partenza, analizzando criticità e punti di forza così da ottenere un progetto presentabile in bandi o concorsi per start up - spiegano i tre - In Openjobmetis abbiamo poi trovato la possibilità di concretizzare la nostra vision».

In aula, anche la testimonianza imprenditoriale di Rosario Rasizza, Amministratore Delegato di Openjobmetis SpA, la prima e unica Agenzia per il Lavoro quotata oggi in Borsa italiana, che ha deciso di dare concretezza alla brillante intuizione di questi tre ragazzi mettendo a disposizione tutte le risorse manageriali necessarie in termini di competenze digitali, consulenza amministrativa, esperienza commerciale e comunicativa.

Shakejob è stata, infatti, lanciata sul mercato dopo un complesso lavoro di messa a punto tecnologico. Un team di professionisti dedicati all’attività di customer care e di promozione commerciale lavora inoltre ogni giorno per diffondere l’uso della app in tutta Italia, dopo il primo progetto pilota avviato in provincia di Varese.

«Siamo orgogliosi di aver voluto accogliere l’idea di questi giovani studenti, perché ci hanno fatto riflettere su un nuovo modo per snellire i processi di assunzione in un contesto, quale quello della ristorazione, dove la rapidità è tutto. Oggi Shakejob rappresenta per noi l’avvio di una strada all’insegna dell’open innovation, ovvero della capacità di avere una visione del nostro lavoro dove la tecnologia, lungi dal disumanizzare i rapporti di lavoro, li rende invece più frequenti e regolari. Shakejob è per noi anche un nuovo modo per combattere il lavoro nero, una piaga che affligge il nostro Paese e che solo una concezione corretta della flessibilità lavorativa potrà sradicare», dichiara Rasizza.