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Nell'ex ospedale un centro per i bimbi feriti in guerra

Un centro per curare i bambini mutilati in guerra nell'ex ospedale di Legnano: è questo il sogno del legnanese Massimo Del Bene, direttore della Chirurgia plastica ricostruttiva, chirurgia della mano e microchirurgia ricostruttiva del San Gerardo di Monza. Secondo il medico, il "monoblocco" del vecchio nosocomio sarebbe una struttura idonea per ospitare il suo progetto. Proprio oggi, 22 ottobre, è però scaduto il bando per la vendita dell'immobile il cui esito non è ancora noto. Ma se quest'asta dovesse risultare ancora deserta, l'auspicio di Del Bene è quello di potere concretizzare qui la realizzazione del suo ospedale.

      «L'ospedale per i bambini è fattibile e c'è interesse - afferma il chirurgo -.  Lo conferma il fatto che sono stato contattato da diversi professionisti che si sono offerti nel prestare le loro capacità, le risorse umane non mancano. Non sono l'unico medico che fa volontariato e sarebbe ottimale prestare servizio qui anziché dove c'é la guerra. Ecco perché mi è sorta l'idea di creare un ospedale dove medici e infermieri prestino la loro opera gratuitamente. Un'azione di beneficenza a 360gradi».

Un sogno che però si dovrà scontrare con i costi, molto elevati. Secondo il dottor Eugenio Vignati, direttore medico dell'Asst Ovest Milanese nonché ex collega e amico del dottor Del Bene, «per realizzare questo ospedale occorrono una "cordata" di imprenditori e realtà pronte a sostenere tutti i costi: acquisto dell'area, ristrutturazione, acquisto strumentazioni e materiali. Le spese sono davvero tante. Sono contento che il dottor Del Bene abbiamo portato l'attenzione su questo tema e di certo se ci sarà occasione non mancherò nel dare una mano».

Il noto microchirurgo legnanese, che ha ricostruito le mani di alcuni migranti sfuggiti all’orrore dei lager libici (qui l'intervista di Rainews), ci crede fortemente tanto che sta lavorando per aprire una fondazione: l'obiettivo è trasportare i feriti qui, curarli così da poterli dare la loro autonomia e poi permettergli di tornare a casa. «Un aereo sanitario per trasportare i feriti dai posti di guerra costa 89mila euro - commenta il medico -. A quello economico si aggiunge poi il problema legale, ad esempio in Afghanistan non c'è un consolato Italiano. Ma non sono ostacoli insormontabili, tutto è possibile». Intanto, Del Bene continuerà promuovere il suo progetto, anche sul piccolo schermo:, prossimamente parteciperà alla trasmissione "Che tempo che fa" e accenderà i riflettori sul tema. 

 

(Gea Somazzi)