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Tumori al seno: "In Lombardia macchinari che assicurano cure di qualità"

Tumore al seno e pericolo di re-intervento. Una inchiesta di Milena Gabanelli pubblicata sul Corriere della Sera ha messo in evidenza i problemi legati ai macchinari che effettuano la mammografia, in troppi casi a ridotta capacità diagnostica perché non dotati di tecnologia digitale. In cima alla classifica tra le strutture dove il rischio di re-intervento è più alto troviamo l’ospedale Salvini di Garbagnate, dove nel 2017 sono stati effettuati 51 interventi con una percentuale del 40% di re-intervento, seguito dall’istituto clinico Città di Brescia (31%), e dall’ospedale della Valcamonica (31,3%). I dati si riferiscono al 2017. Nell'inchiesta vengono elencati gli interventi effettuati negli ospedali italiani (sempre nel 2017) che a Legnano sono stati 157. 

Sugli interventi e le tecnologie a disposizione degli ospedali lombardi è poi intervenuto l'assessore regionale al welfare Giulio Gallera che precisa: «Negli ospedali lombardi, due mammografi su tre dispongono di tecnologia digitale. Abbiamo investito, negli ultimi 3 anni, mezzo miliardo di euro per dotare le strutture pubbliche di apparecchiature all'avanguardia  oltre che per ammodernamenti strutturali. L'evoluzione delle reti di patologia e l'operatività delle Breast Unit garantiscono cure e assistenza di assoluta qualità».

   Mentre sull'Ospedale di Garbagnate l'assessore fa sapere che «All'Ospedale di Garbagnate è in funzione un mammografo digitale con sistema stereotassico e tomosintesi, hologic, selenia dimensions 5000. Nel complesso dell'Asst Rhodense, il tasso di re-intervento per tumore al seno si attesta nel 2019 al di sotto del 5%»

«In questa ASST, il trend relativo al ritorno in sala operatoria nel corso dell'ultimo triennio, a far data dal 2017 quando è stata effettuata la rilevazione, è progressivamente diminuito - spiega l'assessore Gallera - dal 33% del 2017 al 18% del 2018 fino al dato odierno in linea con lo standard regionale».

«Il dato rilevato nel 2017 - spiega Gallera - era riconducibile ad una diversa organizzazione delle prestazioni e l'accorpamento di tutte le attività diagnostiche e chirurgiche presso un unico presidio ha permesso una maggiore appropriatezza nella presa in carico della donna, consentendo di realizzare il "ciclo diagnostico terapeutico completo", già in occasione del primo ricovero mettendo in atto percorsi personalizzati ed ottimizzati in modo da ottenere la diagnosi definitiva nella stessa sede e nel piu' breve tempo possibile , a garanzia dell'efficacia del rapporto costo-beneficio e del mantenimento della competenza del team».

«L'approccio diagnostico e terapeutico nei confronti delle donne con tumore al seno - aggiunge l'assessore Gallera - prevede percorsi di cura accurati e personalizzati. In Lombardia sono attive 38 centri avanzati di senologia, le Breast-unit, equipe multidisciplinari che garantiscono la presa in carico della paziente dalla diagnosi alle fasi succesive».

«Abbiamo attuato una rete oncologica - conclude l'assessore Gallera - che rappresenta oggi una realtà consolidata: un sistema di accessi diffusi nel territorio consente al cittadino di entrare direttamente nei percorsi di cura e di avvalersi delle migliori esperienze».