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Meno trasfusioni con la strategia "Patient Blood Management"

La popolazione invecchia e si ammala, nel contempo diminuiscono le nascite e di conseguenza i donatori di sangue scarseggiano. I medici rispondono a questo cambiamento mettendo in campo strategie per ridurre le trasfusioni di sangue, che nella medicina moderna vengono anche associate a casi di mortalità e morbilità, oltre che a giorni di degenza e costi sanitari. 

In prima linea ad affrontare questo delicato tema sanitario, ecco i medici dell'Ospedale di Legnano , che hanno promosso il convegno "Patient Blood Management: dalla teoria alla pratica", tenutosi all'Una Hotel di Cerro Maggiore. 

Moderatore dell'incontro Bruno Brando, direttore del Centro Immuno-trasfusionale del nosocomio di Legnano. I relatori sono stati il dottor Ivo Beverina del Centro Immunotrasfusionale con le dottoresse Chiara Novelli e Erika Borotto. Ad intervenire anche i medici legnanesi Danilo Radrizani, direttore della Terapia Intensiva, e Giancarlo Razionale, responsabile del Pronto soccorso cittadino. Ad aprire la giornata di lavoro il direttore generale dell'Asst Ovest-Milanese Massimo Lombardo. 

Un confronto di esperienze e conoscenze tra medici per capire quando è necessario l'utilizzo delle trasfusioni di sangue.

Come ci ha spiegato il dottor Beverina, il Patient Blood Management (PBM) si prefigge di migliorare il successo terapeutico nel paziente, è un approccio multidisciplinare , «una strategia multimodale che mette al centro la salute e la sicurezza del paziente e migliora i risultati clinici basandosi sulla risorsa sangue dei pazienti stessi. Questo approccio riduce in modo significativo l’utilizzo dei prodotti del sangue, affrontando tutti i fattori di rischio trasfusionale modificabili ancor prima che sia necessario prendere in considerazione il ricorso alla terapia trasfusionale stessa». 

In questo campo hanno una voce particolarmente importante gli anestesisti e i rianimatori, che hanno chiaramente un ruolo chiave nei programmi di PBM ospedalieri. Proprio per questo durante il convegno è intervenuto Radrizzani che ha portato la sua esperienza. Come tutti sanno, il sangue porta ossigeno nel corpo anche nelle parti periferiche e questo dato risulta particolarmente importante soprattutto se il paziente è cronico o in difficoltà. Perciò va agevolato e aiutato anche attraverso la somministrazione di terapie. 

«Il nostro impegno deve essere massimo per cercare di ottimizzare la risorsa "sangue" - commenta  Beverina -. L'incontro di oggi è focalizzato in questo intento sull'utilizzo di tutte quelle tecniche mediche, chirurgiche e anestesiologiche utili a ridurre la probabilità trasfusionale nel paziente, in particolar modo chirurgico, ma non solo. L'obbligatorietà dell'utilizzo di tale approccio è sancita dal Decreto Ministeriale del 2 novembre 2015 e dal successivo documento del Centro Nazionale Sangue del gennaio 2017 dal titolo "Applicazione Linee guida del Centro Nazionale Sangue per il programma di Patient Blood Management"».

L'Ospedale di Legnano è all'avanguardia, secondo il dottor Brando: «Ci possiamo ritenere tra i primi ad aver applicato queste complesse strategie PMB. Non tutti gli ospedali applicano quella che noi chiamiamiamo "Tutto in un giorno", ossia una serie di analisi pre e post operatorie che una volta venivano effettuate nell'arco di diversi giorni. Non è facile, non è scontato». Il trattamento dell’anemia prima di interventi pianificabili risulta importante: «Fino a un terzo dei pazienti mostra un’anemia già prima di un’operazione programmata - puntualizza Brando -. Insieme alle patologie croniche, di frequente l’anemia è causata da una carenza di ferro, acido folico e vitamina B12. Questo significa che è necessaria una terapia post operatoria per evitare complicanze».

E visto che il sangue è una "risorsa" preziosa, le migliorie future riguardano l'applicazione del piano PMB nelle cosidette operazioni programmate e l'inserimento anche nel mondo dell'urgenza.

(Gea Somazzi)