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«È criminale disinformare sul vaccino contro l'HPV»

Report mette in dubbio la validità del vaccino contro l’HPV e l'Amcli insorge. In prima linea il medico legnanese Pierangelo Clerici, Presidente AMCLI (Associazione microbiologi clinici italiani) e Direttore U.O. Microbiologia A.S.S.T Ovest Milanese. «Alla luce di tutte le evidenze scientifiche che definiscono in modo chiaro e indiscutibile il ruolo del Papillomavirus - commenta il medico - nelle patologie umane, è davvero criminale pensare di non fare vaccinare i propri figli nonostante sia disponibile un vaccino efficace e sicuro». 

Il cancro della cervice è la seconda neoplasia maligna per incidenza e mortalità nelle donne in tutto il mondo e la prima neoplasia nei Paesi poveri nei quali si verificano – ad oggi - l’80% dei casi e delle morti ad esso correlate. «La causa necessaria per indurre l’insorgenza di questo cancro è l’infezione persistente di alcuni genotipi di Papillomavirus umano (HPV) ad alto rischio oncogeno - spiega il primario legnanese -. Tuttavia la potenzialità trasformante di HPV si può esprimere anche in altri distretti anatomici quali vulva, vagina, ano, pene e orofaringe. È quindi, evidente l’enorme impatto socio-sanitario di HPV in termini sia di patologie benigne, due genotipi virali (HPV6 e HPV11) a basso rischio oncogeno inducono la formazione dei condilomi genitali, e sia di lesioni neoplastiche ad opera di genotipi ad alto rischio oncogeno (principalmente HPV16 e HPV18)».

«È proprio la capacità degli HPV ad “alto rischio” di stabilire infezioni persistenti nelle cellule epiteliali della cervice uterina - afferma Clerici, – contrastando efficientemente il differenziamento cellulare e favorendo così la trasformazione neoplastica. Questa scoperta, ha fortunatamente aperto due importantissime opportunità di prevenzione di questo carcinoma, la prima è rappresentata dal vaccino, già disponibile in Italia dal 2006 e la seconda invece è rappresentata dall’attuazione di programmi di screening che permettono di individuare le donne con alterazioni cellulari delle cervice uterina (Pap test) oppure le donne infette con ceppi di HPV “ad alto rischio” (HPV test) ed avviarle in ambedue i casi ad uno specifico follow-up».

L’incidenza e la mortalità per cancro della cervice uterina nella maggior parte delle Regioni Italiane sono ormai ridotte a livelli di malattia rara con meno di 7/100.000 nuovi casi all’anno. «Questo importante traguardo è stato raggiunto grazie al programma di screening introdotto in Italia già nel 1996 mediante il Pap test - sottolinea il dottore -. In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un cambiamento radicale del programma di screening con l’introduzione oggi, come test primario, la ricerca diretta del DNA di HPV. Tutti gli studi clinici nazionali ed internazionali hanno dimostrato una maggiore sensibilità e specificità diagnostica dell’HPV-DNA test rispetto al Pap test che si traduce in maggiore anticipazione nell’identificare le lesioni pre-invasive e in una più precisa identificazione dei soggetti non infetti. Questo sicuramente ha portato e porterà le singole Regioni ad avere un impegno economico molto più importante rispetto al passato a fronte però di una maggiore capacità ed efficacia nel prevenire e controllare questa importante patologia di origine virale».

I test HPV validati per lo screening sono saggi per la ricerca del DNA di 12/14 genotipi di HPV ad alto rischio oncogeno e «nei laboratori di Microbiologia sono ormai impiegati da molti anni - afferma Tiziana Lazzarotto della Microbiologia del Policlinico S. Orsola di Bologna e membro del Direttivo AMCLI -. In associazione a questi test vengono inoltre eseguiti altri test molecolari che permettono un’ampia caratterizzazione del genotipo virale per una più appropriata e precisa diagnosi di infezione e malattia da HPV. L’Italia, come molti altri paesi ad elevato reddito, ha introdotto da molti anni il vaccino anti HPV e oggi la somministrazione è raccomandata, non solo alle ragazze, ma anche ai ragazzi in età prepubere allo scopo di limitare la circolazione del virus e prevenire così tutte le gravi e non gravi patologie HPV-associate».

Il vaccino è in grado di evitare il 70% dei casi di cancro cervicale e il 90% delle verruche o condilomi genitali. «È importante – sottolinea Pierangelo Clerici – evidenziare come l’infezione da HPV rappresenti una delle infezioni sessualmente trasmesse più diffusa nel mondo. È estremamente contagiosa e si stima che circa i 2/3 dei soggetti che abbiano avuto rapporti sessuali con un partner infetto svilupperanno l’infezione generalmente in un periodo variabile da due agli otto mesi. La manifestazione clinica benigna più classica è rappresentata proprio dalla formazione dei condilomi che si presentano come lesioni singole o multiple di colorito biancastro e di consistenza soffice. Molto spesso sono visibili ad occhio nudo, in altri casi invece è necessario l’intervento di un medico esperto per la loro identificazione. Oggi sono la ragione principale per la quale sono richiesti i controlli specialistici presso gli ambulatori delle infezioni sessualmente trasmesse».