Ex Auchan-Conad, centrodestra sull'ampliamento: "Rischio saldo negativo per i posti di lavoro"

Le vicende legate all'acquisizione di Auchan da parte di Margherita Distribuzione, azienda del marchio Conad, agitano l'agorà politica di Rescaldina. É il centrodestra che torna ad accendere il dibattito intorno alle vicende legate al centro commerciale di via Togliatti, e lo fa puntando il dito contro i numeri annunciati dai sindacati in termini di esuberi e cassa integrazione.

«Il silenzio è calato sull’amministrazione Vivere Rescaldina - attacca il gruppo di opposizione -, che pure molte parole aveva speso sulla questione, eppure i lavoratori del centro commerciale che ha sede sul nostro territorio coinvolti in questo dramma sarebbero 350, secondo i dati dei periodici locali. Numeri che preoccupano alquanto, soprattutto quando ci toccano così da vicino».

E il progetto per l'ampliamento, secondo Mariangela Franchi e i suoi, potrebbe dare il colpo di grazia alla situazione occupazionale del personale coinvolto. «Quando l’amministrazione, poco più di due mesi fa, ancora parlava in merito alla vicenda - continua il centrodestra - prospettava la "soluzione" di distribuire il personale in esubero nei nuovi negozi della galleria commerciale o in altri centri commerciali affinché - citiamo - "non venisse perso neanche un posto di lavoro". Non ci è dato di sapere se i tavoli tecnici con sindacati, lavoratori, Ministero del Lavoro e Regione Lombardia allora invocati dal sindaco siano stati realmente realizzati. Una cosa però va detta: il problema della mancanza di lavoro e quello della perdita del lavoro sono questioni molto serie che per una famiglia possono avere effetti drammatici, per queste ragioni riteniamo le si debba considerare con grande rigore, sensibilità ed attenzione, evitando di generare false speranze con soluzioni semplicistiche: qualcuno licenzia, qualcun altro assumerà».

«Pur riconoscendo le possibili ricadute positive per Rescaldina - spiega il centrodestra -, come occupazione, entrate economiche, opere compensative, dobbiamo però porci qualche domanda: la competizione fra un gigante come Il Centro di Arese e un altro di pari dimensioni a Rescaldina potrà risultare vantaggiosa per entrambi? Quanti posti di lavoro spariranno se i piccoli negozi del nostro paese chiuderanno, sotto la pressione della concorrenza dei nuovi punti vendita della galleria commerciale? E quanti altri ne verranno persi se l’effetto della concorrenza indurrà i numerosi altri piccoli centri commerciali presenti sul nostro territorio a chiudere? Se poi cercassimo di capire quali potrebbero essere le reali "opportunità di lavoro" generate dal progetto di espansione del centro commerciale di Rescaldina scopriremmo che i negozi dovrebbero diventare 140 e potrebbero generare 300 nuovi posti di lavoro. Ma chi andrà a ricoprire questi posti? Quali saranno le caratteristiche richieste per l’assunzione? Quali tipologie di contratto verranno proposte? Sappiamo bene che i marchi dei negozi delle gallerie commerciali hanno requisiti rigidi sul personale, completa discrezionalità sulle assunzioni e forme contrattuali peculiari, tutti fattori che, nel loro insieme rendono ancora più irrealistica l’equazione ampliamento della galleria commerciale uguale ricollocazione degli esuberi dell’ipermercato. Può sembrare paradossale - conclude il gruppo di opposizione - ma si potrebbe creare una condizione in cui, a fronte di un ampliamento del centro commerciale, venga a generarsi un saldo negativo di posti di lavoro, per non parlare della possibilità di ulteriore desertificazione del nostro paese, l’aumento di aree dismesse e l’inquinamento dovuto all’incremento del traffico veicolare».

(Leda Mocchetti)