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Manifattura di Legnano in vendita: «Non consegnamola ai "palazzinari"»

«Non consegnamo la Manifattura di Legnano nelle mani dei palazzinari». Legnano in Comune, la lista di sinistra che si era presentata alle ultime elezioni, commenta con preoccupazione la possibile partecipazione di «due noti immobiliaristi legnanesi» annunciata dagli organi di stampa nei giorni scorsi, al nuovo bando di vendita dello stabile dismesso il cui prezzo è sceso a 4,1 milioni di euro dopo l'ennesima asta andata deserta (il prezzo di partenza era di 22 milioni di euro) .

Il timore di Legnano in Comune è che «un altro pezzo della storia operaia legnanese rischi così di essere spazzato via, e con esso la memoria del lavoro e del sacrificio di chi ha costruito il benessere della nostra città, e dei valori che ne sono stati fondamento».

«Per la Legnano di oggi - proseguono i rappresentanti della lista di sinistra - un’altra occasione persa per restituire alla comunità l’ennesima fabbrica dismessa, diventata grande grazie a tutti i suoi cittadini di ieri, svenduta al mondo degli affari». «Gli esempi di recupero a fini sociali e culturali delle aree dismesse - spiegano - quando non per la promozione di nuove attività produttive, non mancano nei comuni a noi vicini. A Legnano invece no. Perché? A Legnano si preferisce consegnarle a palazzinari o supermercati, e costruire consumando territorio (vedi Nuova Biblioteca).  Che ciò avvenga ora in assenza di una Giunta in carica (e sappiamo perché), non fa che sottolineare la miopia della politica legnanese e i condizionamenti che da troppo tempo essa sconta».

«A quando una riflessione vera sulla Legnano che vogliamo lasciare in eredità alle prossime generazioni di legnanesi? - conclude la lista - Magari prima che sia troppo tardi».

Ricordiamo che in vendita è stato messo l'intero lotto da 41.000 metri quadri di superficie rappresentato dallo storico stabilimento tessile definitivamente dismesso. Per quanto riguarda la conservazione degli edifici più storici,  i contatti avviati con la Soprintendenza per vincolare l'architettura industriale si sono fermati a seguito della caduta della giunta Fratus e di fatto, scritte nere su bianco, restano solo le prescrizioni inserite nel Pgt:  «L’attuale PGT (suscettibile di variante) - si legge nel bando di vendita - individua l’area come zona “BD1- produttivo consolidato in zona vocalmente residenziale” e prescrive la conservazione di parte dei fabbricati esistenti mediante recupero con introduzione di funzioni compatibili (quali attività commerciali, attività congressuali e fieristiche ed anche produttive che non richiedano l’accesso con mezzi pesanti), con la sua dimensione e struttura. Sono previste inoltre nuove possibilità edificatorie residenziali». 

(Valeria Arini)