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Salvini e il motto mussoliniano: "L'ha scoperto davanti a Palazzo Italia?"

Gentile Direttore, non so quanti legnanesi hanno mai notato alcuni slogan fascisti, tra i più famosi, lungo il perimetro di Palazzo Italia, oggi sede del comando di Polizia.

Tranquilli! Non si tratta di scritte apparse nella notte ma di frasi di Mussolini scolpite nel marmo della costruzione.

Evidentemente sono state trascurate dalla furia iconoclasta del 25 aprile del ’45 a Legnano!

Si trovano a poco più di due metri d’altezza. Sono sei. Alcune sono un po’ erose dal tempo, altre invece sono facilmente leggibili.

Non siamo i primi a Legnano ad aver notato le scritte. Due anni fa l'amico Daniele Berti ne aveva parlato nel suo blog (bravo Daniele! noi siamo arrivati due anni dopo).

http://danielebertisindaco.blogspot.com/2016/10/motti-fascisti-palazzo-italia.html

Un tempo Palazzo Italia aveva un altro nome e funzione. Leggiamo in un famoso testo dedicato alla storia di Legnano tra guerra e Resistenza: “Nello spirito dell’epoca anche a Legnano non potevano mancare opere di spiccato stampo fascista e funzionali alle necessità del regime di controllare e mobilitare ogni categoria di cittadini.
Come sede del Fascio, fu utilizzato il Palazzo Littorio (oggi: Palazzo Italia) all’angolo tra le vie Franco Tosi e Mario Brumana (oggi: via Gilardelli e via Matteotti), costruito nel 1929 per iniziativa degli industriali locali, che ne affidarono la realizzazione all’arch. Giulini vincitore di un apposito concorso. Esso fu appunto utilizzato come sede delle varie organizzazioni del PNF e delle associazioni combattentistiche e nel 1936 fu anche formalmente donato al partito”. Giorgio Vecchio, Nicoletta Bigatti e Alberto Centinaio, Giorni di guerra. Legnano 1939-1945”, III edizione 2009, p. 72

Chissà, forse gli industriali legnanesi volevano ringraziare il fascismo per aver riportato la “pace sociale” nelle fabbriche (leggi: scioperi proibiti, repressione del movimento operaio, forte sfruttamento in fabbrica anche a caiusa della scomparsa dei sindacati operai…).

Palazzo Littorio fu donato poi al partito nel ’36, l’anno del “ritorno dell’Impero sui colli fatali di Roma”, l’anno dell’uso dei gas per vincere l’aspra guerra con gli etiopi o abissini, l’anno nel quale già si ponevano le basi della legislazione razzista nelle colonie (1937), che anticipò quella più famosa del ’38 a netta componente antisemita.

E’ sempre da Palazzo Littorio che i Legnanesi ascoltano la voce del Duce il 10 giugno del ’40, quando l’Italia entra in guerra. È il discorso del “Vincere e Vinceremo!”. Ciascuno sa come poi sono andate le cose.

Leggo in “Quei giorni di Pola. Ricordo di un esodo” di Corrado Belci (LEG, 2018, p. 30-31) che proprio nel ’36 nacque l’ ”Inno al Duce” che aveva versi vibranti di fervido amor patrio: “Benedetto dal sole/dalla terra, dal pane/dalle mani materne, dal sorriso/infantile”. E poi il finale: “Dio ti manda all’Italia/come manda la luce/Duce, Duce, Duce!”.

A Pola si cantava così: “Dio ti manda (eliminando all’Italia) un colpo” (chissà se anche a Legnano… ).

Anche l’Inno all’Impero era del ’36: “Salve, o Re, Imperator/nuova legge il duce die’/al mondo, a Roma e al nuovo Imper…”. Anche qui ugole ignote a Pola cambiavano alcuni versi: “Salve o Re, alto un metro e cinquantatrè”.

A Legnano eravamo più rispettosi? Spero di no.

Mussolini certamente vide Palazzo Littorio nel corso della sua seconda visita a Legnano. È il 4 ottobre del ’34 e il discorso principale lo tiene in piazza Umberto I (oggi piazza San Magno). Chissà quale sguardo compiaciuto di fronte ai suoi slogan scolpiti nel marmo!

Nel clamore e negli entusiasmi di quel giorno Mussolini non poteva immaginare che solamente 12 anni dopo sarebbe tornato ancora a Legnano, ma in una bara diretto al convento dei cappuccini di Cerro Maggiore dopo lo scempio di Piazzale Loreto e i macabri fatti legati alla sua salma avvenuti nel cimitero del Musocco a Milano durante il 1946.

http://www.legnanonews.com/news/1/42049/

Insomma, un piccolo pezzo di storia legnanese inserita nella più ampia “grande storia”.

Giancarlo Restelli e Gianmaria Galli


Le frasi ducesche scolpite su marmo:
- “Chi osa vince”
- “Col cuore e col ferro alla meta”
- “Implacabile”
- “Molti nemici molto onore
- “Roma nomen omen”
- “Summus audacia et virtus”

Una curiosità. Come sappiamo c’è un ministro della Repubblica che ha scritto recentemente in un twit: “Molti nemici molto onore” (tradotto con i "Legnanesi" sarebbe “Chi vusa pusè la vacca l’è sua”).

https://www.huffingtonpost.it/2018/07/29/tanti-nemici-tanto-onore-salvini-cita-mussolini-nel-giorno-della-nascita-del-duce-insorge-la-sinistra_a_23491728/

Sappiamo che nell’ultima campagna elettorale il ministro (allora semplice capopopolo) è stato a Legnano.

Che abbia scoperto il motto mussoliniano proprio davanti a Palazzo Italia? Sarebbe uno scoop davvero importante per la nostra città ("Legnano nomen omen"?) e dimostrerebbe che le vestigia del passato non ci parlano solo di bei tempi, ahimè lontani, in cui i “treni arrivavano in orario” ma sono in grado ancor oggi di ispirare superbamente i reggitori della nostra nobile Nazione verso i Destini che Iddio ha segnato alla nostra Invitta Patria”.

Un’ultima cosa prima di terminare (non vorrei tediare il lettore ulteriormente). Per evitare che l’attuale ministro scriva un'altra volta “Molti nemici…” (dimostrando in ciò scarsa padana fantasia) i capi del suo partito a Legnano potrebbero segnalargli che a Palazzo Littorio (volevo dire, Palazzo Italia) ci sono altri slogan per le sue concioni.

Per esempio “Implacabile”, che tradotto con i "Legnanesi" sarebbe “pover crist superstar”.