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I cani abbaiano ma si lamenta solo una vicina: niente condanna

I cani abbaiano a tutte le ore del giorno e della notte, e la lite tra vicini finisce in tribunale. Non solo: dopo la sentenza del Tribunale di Rimini, la vicenda è approdata anche davanti alla terza sezione penale di Piazza Cavour.

A rivolgersi al Palazzaccio è stata la proprietaria del cane. Davanti al giudice di merito la donna aveva visto accertare la sussistenza del disturbo della quiete pubblica, nonostante poi il tribunale avesse deciso per il proscioglimento vista la particolare tenuità del fatto. Ma l'accertamento del disturbo alla quiete pubblica non è proprio andato a genio alla donna, che quindi ha deciso di rivolgersi alla Corte di legittimità.

Gli Ermellini hanno ribadito che perchè si possa parlare di disturbo della quiete pubblica è necessario che «le emissioni sonore rumorose siano tali da travalicare i limiti della normale tollerabilità, in modo da recare pregiudizio alla tranquillità pubblica, e che i rumori prodotti siano, anche in relazione alla loro intensità, potenzialmente idonei a disturbare la quiete ed il riposo di un numero indeterminato di persone, ancorché non tutte siano state poi in concreto disturbate». Insomma, per valutare la portata del rumore, bisogna far riferimento alla sensibilità media del gruppo sociale in cui il fenomeno si verifica, e non bastano le lamentele di un singolo.

E siccome nel caso finito davanti alla Suprema Corte non risulta che altre persone diverse dalla vicina fossero state disturbate dall'abbaiare dei cani, non si può sapere se «la condotta dell'imputata fosse potenzialmente idonea ad arrecare disturbo alle occupazioni di persone diverse dall'inquilina del piano sottostante»: aspetto che non può essere "liquidato" con la non punibilità per particolare tenuità del fatto.

(Leda Mocchetti)