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Carta d'identità, no dal Garante per la Privacy a "padre" e "madre"

La sostituzione dei termini "genitore 1" e "genitore 2" con "padre" e "madre" potrebbe violare la privacy. É questa la ragione alla base del parere del Garante per la privacy, chiamato dal Viminale ad esprimersi sullo schema di decreto per riformare la modulistica relativa al rilascio della carta d'identità elettronica per i figli minorenni.

Per quanto riguarda i profili di protezione dei dati personali, secondo il Garante «la modifica in esame è suscettibile di introdurre, ex novo, profili di criticità nei casi in cui la richiesta della carta di identità, per un soggetto minore, è presentata da figure esercenti la responsabilità genitoriale che non siano esattamente riconducibili alla specificazione terminologica "padre" o "madre". Ciò, in particolare, nel caso in cui sia prevista la richiesta congiunta (l’assenso) di entrambi i genitori del minore (documento valido per l’espatrio)».

Le ipotesi, come ha spiegato l'Authority guidata da Antonello Soro, «sono quelle in cui la responsabilità genitoriale e la successiva trascrizione nei registri dello stato civile conseguano a una pronuncia giurisdizionale (sentenza di adozione in casi particolari, ex art. 44 l. 184/1983, trascrizione di atti di nascita formati all’estero, riconoscimento in Italia di provvedimento di adozione pronunciato all’estero, rettificazione di attribuzione di sesso, ex l. n. 164/1982), oppure è effettuata direttamente dal sindaco, senza necessità di ricorso all’autorità giudiziaria».

In queste ipotesi secondo il Garante, ove la modifica dovesse essere attuata con le modalità ipotizzate, «non risulterebbe contemplata, nel decreto, la possibilità di una richiesta congiunta della carta di identità per il minore (valida per l’espatrio) da parte di figure genitoriali non esattamente riconducibili alla specificazione terminologica "padre" o "madre"».

Insomma, per l'Authority lo schema di decreto «nel sostituire in più parti il termine "genitori" con le parole "padre" e "madre" rischierebbe di imporre in capo ai dichiaranti, all’atto della richiesta del rilascio del documento di identità del minore, in relazione all’obbligatoria riconducibilità alle nozioni di "padre" e "madre", il conferimento di dati inesatti o di informazioni non necessarie di carattere estremamente personale, arrivando in alcuni casi a escludere la possibilità di rilasciare il documento a fronte di dichiarazioni che non rispecchiano la veridicità della situazione di fatto derivante dalla particolare composizione del nucleo familiare». 

(Leda Mocchetti)