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Offre denaro per sottrarsi all'alcoltest: istigazione alla corruzione

Offre 200 euro alla Polizia stradale per evitare l'alcoltest dopo un incidente: condannato per istigazione alla corruzione. A nulla sono valse le obiezioni del 33enne, che si è rivolto al Palazzaccio dopo che il Tribunale di Pescara prima e la Corte d'Appello dell'Aquila poi avevano confermato il "verdetto" di due anni di reclusione.

Davanti alla sesta sezione penale di Piazza Cavour, la difesa dell'uomo aveva contestato la decisione dei giudici di merito di ritenere integrati i presupposti del reato di istigazione alla corruzione, e in particolare «la serietà e concretezza della offerta di denaro», nonostante le stesse toghe avessero dato atto dello stato di ebbrezza in cui versava il 35enne, da cui discenderebbe la «chiara percepibilità ex ante dell'offerta come inconcludente ed in nessun modo credibile da parte dei destinatari». 

Gli Ermellini, però, hanno sposato la tesi sostenuta dai magistrati nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione, infatti, ha ribadito che il reato di istigazione alla corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio «si configura con la semplice condotta dell'offerta o della promessa di danaro o di altra utilità, purché seria, potenzialmente e funzionalmente idonea ad indurre il destinatario a compiere un atto contrario ai doveri di ufficio, tale da determinare una rilevante probabilità di causare un turbamento psichico nel pubblico ufficiale, sì che sorga il pericolo che egli accetti l'offerta o la promessa». E «l'idoneità della condotta va valutata con un giudizio "ex ante" che tenga conto dell'entità del compenso, delle qualità personali del destinatario e della sua posizione economica e di ogni altra connotazione del caso concreto, con esclusione del reato soltanto se manchi la idoneità potenziale dell'offerta o della promessa a conseguire lo scopo perseguito dall'autore per l'evidente quanto assoluta impossibilità del pubblico ufficiale di tenere il comportamento illecito richiestogli».

Così la Suprema Corte ha bocciato il ricorso del 35enne, ritenendo corretta la valutazione della Corte d'Appello laddove ha valorizzato «il "contesto" in cui l'offerta veniva effettuata dall'imputato alla volta di agenti della polizia stradale, intervenuti in occasione di un sinistro determinato dal primo che, già sottoposto ad accertamento preliminare dello stato di ebbrezza alcolica, veniva richiesto dagli operanti di sottoporsi ad un ulteriore controllo con etilonnetro, e quindi il modo "spavaldo" in cui l'offerta veniva effettuata e del carattere progressivo della stessa, apprezzato come diretto ad ostentare le concrete possibilità economiche dell'imputato». 

(Leda Mocchetti)