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"M'avevi per un filo; e s'è strappato"

E ti credevi con le tue parole
d'un tigre, d'un leon farlo un agnello:
e ti pensavi d'aver fermo il sole,
l'acqua del mare di farne un vasello.
Ti pensavi d'avermi alla catena:
m'avevi per un filo a malapena.
Ti pensavi d'avermi incatenato:
m'avevi per un filo; e s'è strappato.

Niccolò Tommaseo, da "Canti popolari toscani, corsi, illirici, greci", 1841 - 42

Grande linguista (autore di "Nuovo dizionario de' sinonimi della lingua italiana", 1830, e del "Dizionario della lingua italiana", 1865-79), ma non brillante poeta. Niccolò Tommaseo (nato a Sebenico, attuale Croazia, nel 1802) è tra i maggiori esponenti del Romanticismo italiano. E lo si può vedere da questa ottava tratta dai "Canti": interesse per la letteratura del popolo, per l'intimo, per l'espolorazione dell'animo.

Di Tommaseo rimane curiosa l'aperta lotta con Leopardi. I due letterati non avevano la minima stima l'uno per l'altro. E non perdevano occasione per farlo notare. Leopardi parlava di Tommaseo come "quella pazza bestia", puntando il dito contro il fatto che non fosse nemmeno italiano. Tommaseo, che dal canto suo aveva stroncato le Operette di Leopardi (ribattezzato da lui "il Gobbo" o "il conte Crostaceo"), scrisse in una lettera del 1836: "nel dumila il Leopardi non avrà d'eminente nell'opinione degli uomini né anco la spina dorsale, perché i bachi della sepoltura glie l'avranno appianata". Nel 2019 probabilmente la gobba di Leopardi è ormai cenere, ma il nome rimane immortale.

(Chiara Lazzati)