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Elogio della Morte, di Alda Merini

Se la morte fosse un vivere quieto,
un bel lasciarsi andare,
un’acqua purissima e delicata
o deliberazione di un ventre,
io mi sarei già uccisa.


Ma poiché la morte è muraglia,
dolore, ostinazione violenta,
io magicamente resisto.


Che tu mi copra di insulti,
di pedate, di baci, di abbandoni,
che tu mi lasci e poi ritorni senza un perché
o senza variare di senso
nel largo delle mie ginocchia,
a me non importa perché tu mi fai vivere,
perché mi ripari da quel gorgo
di inaudita dolcezza,
da quel miele tumefatto e impreciso
che è la morte di ogni poeta.

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Attaccarsi all’idea della morte come atto di resistenza a una certa vita è senza dubbio un concetto forte, ma tant’è...

Mariavittoria Riccio