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Rallenta il manifatturiero nell'Alto Milanese

Rallentamento nell'Alto Milanese nell'attività manifatturiera da luglio a settembre. Il calo, registrato da Confindustria Alto Milanese rispetto al trimestre precedente, non è dipeso solo dalla pausa estiva, ma soprattutto dalla frenata dell’economia internazionale e dall’incertezza politica.

«La produzione industriale è risultata in calo in tutti i settori - si legge nell'indagine congiunturale -, seppur con diverse intensità. Lieve decremento anche per fatturato e scorte di prodotti finiti. Continuano a preoccupare anche gli elevati costi delle materie prime che in minima parte le imprese sono riuscite a trasferire sui prezzi di vendita, con conseguente erosione dei margini aziendali e riduzione della capacità di autofinanziamento».

Negativo anche il flusso di nuovi ordinativi, sia nella componente estera sia in quella interna. Sostanzialmente stabili i livelli occupazionali. Gli investimenti stentano a rafforzarsi nonostante le condizioni di accesso al credito siano migliorate. «Le cause - si legge ancora nell'indagine - vanno ricercate nelle prospettive ancora deboli della domanda e nelle incognite sulle decisioni del governo rispetto al rifinanziamento delle agevolazioni. Come nel trimestre precedente, si attesta al 60% la quota di imprese che intende investire. Le prospettive a breve termine sull'andamento delle vendite sono state riviste lievemente al ribasso. Con riferimento ai prossimi sei mesi, il 36% del campione - era il 38% nella scorsa indagine - prevede un incremento del fatturato, più del 53% un consolidamento, mentre solo un'azienda su dieci si attende un abbassamento del fatturato».

Il clima di fiducia rimane quindi improntato alla cautela: «Pesano i timori dovuti alla politica commerciale protezionistica americana e alle contromisure di altri paesi, il rallentamento in alcune economie europee, l’aumento dello spread in Italia insieme a un accentuato clima di sfiducia di famiglie e innanzitutto imprenditori. A questo si va ad aggiungere l’attesa di un graduale incremento dei tassi d’interesse a medio-lungo termine e la fine del programma d’acquisto di titoli pubblici e privati da parte della BCE a dicembre 2018».

Settore Meccanico - Produzione industriale in lieve contrazione e fatturato in linea con il precedente trimestre. Il portafoglio ordini ha visto ridotti gli ordinativi interni mentre le commesse provenienti dall'estero sono risultate in miglioramento. Scende dal 61% al 56% la quota di aziende che dichiara investimenti in macchinari e impianti nel breve periodo, mentre le aspettative sul fatturato sono le stesse per oltre il 60% delle imprese e in crescita per il 28%. Invariata l'occupazione.

Settori Tessile-Abbigliamento e Calzaturiero - L'indagine ha evidenziato un leggero indebolimento della produzione, anche per motivi di stagionalità, e una piccola flessione del fatturato e del livello delle scorte. In peggioramento il flusso di nuovi ordinativi italiani e anche esteri. In salita i costi delle materie prime impiegate che solo in parte sono state trasferite sui listini prezzi. Nonostante le tensioni sulla marginalità e il permanere di lunghi tempi di pagamento, la richiesta di credito bancario è scesa. Si presume nel prossimo semestre una certa stabilità del fatturato. Oltre la metà del campione ha in programma investimenti nei prossimi sei mesi.

Settori Lavorazione Materie Plastiche e Chimico - Moderata diminuzione della produzione industriale, come del fatturato e del portafoglio ordini, soprattutto interni. Il grado di utilizzo degli impianti è stato soddisfacente. Sono proseguiti gli aumenti dei costi delle materie prime. Le aspettative di fatturato per i prossimi sei mesi si confermano positive nel 50% dei casi, mentre la propensione ad effettuare nuovi investimenti si mantiene ancora tonica con il 69% delle imprese - era il 71% il secondo trimestre - che ha programmato spese in conto capitale.