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“Prima la casa”, nel Legnanese un progetto sperimentale per aiutare i senzatetto

La casa è un diritto: parte da questo assunto “Prima la casa”, la sperimentazione nel Legnanese di “Housing first”, il modello di contrasto della povertà estrema nato negli USA, arrivato da pochi anni in Italia e che ha già trovato applicazione nel nostro Paese a partire da alcune grandi realtà urbane.

A illustrare l’iniziativa, che sul territorio sarà gestita da Azienda So.LE per conto del Piano di Zona, ci ha pensato nei giorni scorsi Giuseppe Dardes, coordinatore network Housing First Italia e responsabile formazione FioPSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone senza Dimora).

UN NUOVO MODELLO DI CONTRASTO ALLA POVERTÀ

«L’approccio di Housing first - spiega azienda So.Le. -.ribalta completamente quello cosiddetto “a scalini”, che prevede l’adesione a un percorso di cambiamento del proprio stile di vita fatto di tappe da completare  in sequenza (dalla strada ai dormitori, dalle case famiglia a un’abitazione propria); approccio rivelatosi spesso inadeguato a rispondere alla complessità e basato su regole standard troppo rigide. In questo senso l’inserimento abitativo rappresenta il punto di partenza, e non d’arrivo, dei percorsi di integrazione sociale, affiancandosi e combinandosi a interventi di aiuto alla persona che fanno leva sullo stimolo delle capacità di autogestione e autodeterminazione nel proprio percorso di vita. Il percorso muove quindi dalla comprensione dei bisogni delle persone; prevede un supporto che duri tutto il tempo necessario; l’accesso ad appartamenti indipendenti; l’auto-determinazione del soggetto nelle scelte da fare; la definizione di un programma di supporto condiviso tra servizio sociale e utente. Molti studi, compiuti nel mondo anglosassone, nel corso degli ultimi vent’anni hanno dimostrato gli effetti positivi del modello HF a diversi livelli. L’80% delle persone riesce a mantenere la casa a due anni dall’inserimento del programma di housing first».

Il progetto che sarà avviato sul territorio terrà in debita considerazione i servizi già presenti rivolti alla povertà estrema e coinvolgerà una serie di soggetti in rete indispensabili per la sua riuscita, dalle Caritas alle agenzie private per la locazione, dai soggetti che si occupano di housing sociale all’Agenzia per l’inclusione attiva. E ancora, fra le altre, l’Agenzia per la locazione e lo Spazio per l’integrazione dei cittadini stranieri dell’azienda consortile SoLe, i servizi sociali dei Comuni, l’ASST Ovest Milanese, l’ufficio di programmazione zonale, le polizie locali, l’agenzia per la formazione e il lavoro AFOL Legnano.

Ad agire sul campo sarà un’equipe composta di base da tre operatori (due educatori professionali e un coordinatore) specificatamente formati per entrare in relazione con le persone senza dimora direttamente con un lavoro di strada e su richiesta dei servizi sociali e dei servizi informali attivi localmente. All’equipe spetterà lo sviluppo di un’azione coordinata su più fronti: la formazione di una equipe multidisciplinare in rete; il coinvolgimento delle comunità locali; la definizione di accordi di tutela con i proprietari di immobili; la costruzione di relazioni di accompagnamento e di piena reciprocità con alcune persona senza dimora; lo sviluppo di un sistema di mappatura del fenomeno e la diffusione dell’approccio housing first nel sistema dei servizi alla persona.

Il progetto può contare per questa fase su un budget di quasi 60mila euro; risorse stanziate dal Piano operativo nazionale fra le misure per il contrasto alla povertà. Si stima che con il budget disponibile sarà possibile procedere inizialmente a una sperimentazione controllata per 5-6 beneficiari.

I DATI

I dati raccolti in questi primi mesi restituiscono un quadro ancora parziale in cui si possono contare: 21 adulti senza tetto, 26 adulti con 7 minori ospiti da tempo in strutture di varia natura (accoglienza, terapeutiche, altro), 11 adulti con 5 minori in case di fortuna, insicure e inadeguate.

«Questi numeri - conclude l'azienda So.Le. - sono provvisori, destinati certamente ad aumentare. E non prendono in considerazione le numerose situazioni di migranti in condizioni di irregolarità. Di fronte a una complessità che il progetto comincia ad analizzare in maniera approfondita, il criterio guida per far partire le prime proposte e i primi percorsi sarà quello della “gravità”, individuata in base alla condizione abitativa attuale e alla storia personale».