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Medaglia d'onore al deportato sangiorgese Antonio Vignati

Medaglia d'onore al sangiorgese Antonio Vignati. L'onorificenza del Presidente della Repubblica, riservata ai deportati nei lager nazisti, è stata consegnata alla figlia, Carla Vignati alla presenza della senatrice Liliana Segre e del prefetto Renato Sacconi accompagnati dai rappresentati del Memoriale della Shoah. 

  Un momento importante per Carla che, a 24ore dall'importante evento, ha condiviso le sue impressioni con il sindaco di San Giorgio su Legnano Walter Cecchin, il ricercatore storico Roberto Mezzenzana autore del libro "San Giorgio su Legnano non dimentica la sua storia"  dov'è riportata la testimonianza del deportato Vignati. Con loro anche Andreina Mezzenzana che ha collaborato nella stesura del testo fornendo una "raccolta" di interviste. 

«È stata un'emozione incredibile ricevere per conto di mio padre questo riconoscimento - racconta Carla Vignati -. Non pensavo più di arrivare a 70 anni e vivere un evento così straordinario. Ringrazio Mezzenzana perchè senza il suo libro tutto questo non sarebbe accaduto. Infatti, la sera della presentazione di questo prezioso testo mio figlio incuriosito fece una ricerca sul web e scoprì che mio padre avrebbe potuto ottenere questa onorificenza. E così è stato. Un grazie di cuore anche al sindaco per la sua vicinanza». 

La memoria è un importante strumento di prevenzione per «far si che non accada più - commenta il sindaco Cecchin -. Per questo dobbiamo continuare a rinnovare questa memoria. Sono convinto sia giusto che un Paese renda onore a queste persone. Oggi difficilmente vengono prese posizioni così nette. Stanno scomparendo tutti gli ultimi testimoni di quel tremendo periodo e il pericolo è proprio quello di dimenticare».

Durante l'incontro con il primo cittadino, la figlia Carla con Mezzanzana ha ripercorso la vita di suo padre. Arruolato il 22 maggio 1936, Vignati, partì per il servizio militare il 18 marzo 1938 nel 5° RGT Artiglieria e venne trattenuto alle armi il 16 settembre 1939. Poi, il 12 settembre 1943 inizia quella che lui definì «la nostra avventura di deportati». Vignati sopravvisse ai campi di concentramento e tornò a casa la sera del 12 ottobre 1945. Durante il viaggio di ritorno, ricorda la figlia, l'angoscia di non trovare più i suoi famigliari lo assalì. Invece, ritrovò tutti. Infine, con una certa commozione la figlia Carla ha letto un frammento della testimonianza di suo padre: «La gioia è immensa e  incontenibile, nell'abbracciare mia madre le dico: Quando uscirò  dal Paese e non vedrò più il campanile della nostra chiesa, tornerò  indietro!». 

(Gea Somazzi)