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«Treni bollenti, pendolari bolliti»: protesta davanti al Pirellone

«Treni bollenti, pendolari bolliti», «Treni lombardi: a piedi si fa prima», «Chi paga l'ennesimo ritardo al lavoro?». Sono solo alcune delle "voci" di protesta portate martedì 2 luglio dai pendolari lombardi davanti al Pirellone contro i disagi registrati nei giorni scorsi sui treni a causa del caldo eccezionale. Non solo: chi viaggia quotidianamente su ferro, infatti, è tornato - anche se non in gran numero, dal momento che erano presenti all'incirca una ventina di persone - a denunciare anche soppressioni, ritardi, treni stracolmi di passeggeri, problemi di sicurezza e tutti quei disagi ormai fin troppo noti. 

A protestare insieme ai pendolari anche il Movimento 5 Stelle. «Ogni anno quando arriva l'inverno Trenord scopre che nevica, e quando arriva l'estate scopre che fa caldo - ha sottolineato il consigliere regionale pentastellato Simone Verni -. Sono anni che viviamo questi disagi: la situazione è insopportabile, i pendolari sono esasperati, non si può andare avanti così. Chiediamo a Regione Lombardia di dare risposte, di controllare l'attività dell'azienda ferroviara e la manutenzione: non si può lasciare sempre i pendolari fermi sul binario o farli arrivare in ritardo al lavoro o a casa».

«L'opposizione che oggi ha inscenato una protesta fuori dal Consiglio regionale mi sembra un po' schizofrenica - ha replicato l'assessore regionale alle infrastrutture, trasporti e mobilità sostenibile Claudia Maria Terzi a margine della seduta consiliare -. A loro consiglio anzitutto di parlare con il loro ministro visto che Trenord è partecipata al 50% indirettamente dalla Regione Lombardia e indirettamente dal governo. I treni più nuovi ed efficienti, che hanno un'età media di 9 anni - ha fatto presente Terzi - sono quelli che nel tempo ha conferito Regione Lombardia: sulle linee dove circolano questi convogli i disagi sono stati contenuti. Mentre i treni che presentano maggiori criticità, in particolare per quanto riguarda il funzionamento dell'aria condizionata, sono quelli conferiti da Trenitalia che hanno un'età media di 32 anni. [...] Si fanno veramente i salti mortali per manutenere treni con un'età media di 32 anni che, se la temperatura esterna supera i 35°, si bloccano per una questione di sicurezza. E questo non dipende dalla manutenzione, ma proprio dalla vetustà del materiale rotabile. Capirete bene che non è semplice far girare una flotta con metà dei treni che hanno 32 anni con punte addirittura di 45».

«Trenord - ha concluso l'assessore regionale - dovrà in futuro essere maggiormente tempestiva nella comunicazione ai viaggiatori. Nella cabina di regia tenutasi la scorsa settimana, ho chiesto a Rfi, Trenord e Ferrovie Nord di costituire un gruppo di lavoro per evitare che ai pendolari arrivino informazioni contradditorie. Il sistema ferroviario è composto di diversi attori e il dialogo tra di loro spesso risulta complesso. Ma l'obiettivo è risolvere anche questi problemi».

La Regione, ha confermato l'assessore, non aumenterà il prezzo del biglietto dei treni e non applicherà neppure l'adeguamento Istat.