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L'intervento di Primo Minelli alla rievocazione a Mazzafame

Per la storia della Liberazione di Legnano questo luogo è simbolico.

Settantaquattro anni fa infatti si combattè una delle lotte Partigiane più sanguinose di Legnano.

I testimoni di quel tempo ci hanno raccontato con dovizia di particolari cosa fu quella notte di battaglia armata, anche per la sproporzione dei rapporti di forza a favore dei fascisti. Il prezzo di sangue che i Partigiani pagarono fu alto, con prigionieri e feriti, con le eroiche gesta del comandante Samuele Turconi.

Così come fu eroica la liberazione ad opera della Piera del comandante Sandro, ormai condannato a morte, infatti la fucilazione sarebbe dovuta avvenire nelle ore successive alla cattura.

Ricordare i protagonisti della lotta di Mazzafame , Turconi, Giuseppe Rossato(che verrà successivamente fucilato a Milano al campo giuriati), Rizzi, Bragè, Mauro e Carlo Venegoni, Angela Alogisi e il dottor Tornadu, significa riflettere sul perché ragazzi di vent’anni si misero in gioco, rischiando la vita e sopportando sacrifici tremendi. Pensiamo a cosa significava essere sempre in movimento o in combattimento, al freddo e con tanta fame.

Uomini e donne che nel nome del riscatto dell’Italia, umiliata dal fascismo, e pieni di valori forti, tutto diedero senza nulla chiedere.

La testimonianza di cosa fu la Resistenza l’abbiamo ricavata dalle interviste fatte a tutti i protagonisti. Turconi afferma esplicitamente il consenso di massa che la Resistenza aveva, infatti in un’intervista dice “se non avessimo avuto il consenso e il sostegno della popolazione i tedeschi e i fascisti ci avrebbero decimato in pochissimo tempo”. A conferma che la lotta di Liberazione fu una lotta di tutto il popolo.

I testimoni diretti di quel tempo stanno esaurendosi, tocca a noi eredi politici e istituzionali, tramandare la memoria di cosa furono il fascismo e la Resistenza, di cosa furono le leggi razziali , di cosa fu la guerra, di cosa furono gli scioperi nelle fabbriche legnanesi, di cosa fu la dittatura.

E’ un compito difficile, ma non possiamo rinunciare, per contrastare la vergognosa revisione della storia che è in atto e per frenare un rigurgito nazi-fascista indecente che punta a una revisione della lotta Partigiana.

Revisionismo incarnato da uomini con ruoli istituzionali importanti oltre a formazioni estremiste che occorre sciogliere. Casa pound o forza nuova che (dati Ministeriali) dal 2011 al 2016 hanno collezionato 20 arresti e 359 denunce per condotte illegali e per violenze politiche contro immigrati, ebrei, rom, omossessuali e uomini di sinistra.

Occorre sempre ricordare che gli avvenimenti legati al fascismo non si realizzarono all’improvviso, ma che furono preceduti da scelte politiche che prepararono il terreno per le guerre, per le leggi razziali, per l’instaurazione di tribunali speciali e per attuare repressioni feroci.

Per questo motivo  dobbiamo vigilare affinché si capisca in tempo l’inizio di derive politiche e culturali pericolose attraverso la partecipazione alla vita politica e sociale combattendo l’indifferenza che fu alla base della tragedia del secolo scorso

 Vigilare e non illudersi che l’uomo forte e unico al comando risolva i nostri problemi. Occorre invece praticare la democrazia garantendo la pluralità delle opinioni, solo cosi impediremo il ripetersi di una storia tragica come quella che abbiamo vissuto in un recente passato.

Si avverte un clima non positivo, con linguaggi violenti aleggiano idee tese ad omologare il pensiero unico, si evidenziano cattiverie ed intolleranza alle opinioni diverse, è presente un antisemitismo strisciante, si discrimina chi viene considerato diverso: i migranti, i gay, i rom, i poveri come se esserlo fosse una colpa. Tutto ciò è molto preoccupante.

Siamo reduci da una visita al campo di sterminio di Auschwitz dove abbiamo portato in visita una delegazione di studenti. Ebbene lì si è toccato con mano cosa è stato l’odio politico, l’intolleranza nei confronti di altre persone o di altre opinioni.

In quel campo, nato dopo anni di campagne d’odio si è formata l’idea dello sterminio come soluzione al problema delle diversità.

Ricordare oggi la battaglia di Mazzafame significa far emergere i valori della Resistenza che sono stati alla base della nostra Costituzione: libertà, democrazia, solidarietà, tolleranza, rispetto di ogni individuo.

Ricordare oggi quella battaglia significa ricordare il giuramento che fecero le formazioni Partigiane in Europa dopo la liberazione dei campi di sterminio e la fine della guerra: mai più!!!

Dico questo perché il cancro del nazionalismo che sta ritornando rischia di corrodere l’Europa introducendo il virus che ha poi generato le dittature e le guerre nel nostro continente e nel mondo. Ecco perché ANPI dice di partecipare al voto per l’Europa contro questa pericolosa deriva con un voto antifascista. Dopo la caduta del muro di Berlino l’Europa non può ricostruirlo.

Ai ragazzi nelle scuole, assieme ai loro insegnanti, dobbiamo trasmettere la memoria dell’antifascismo portandoli nei luoghi più significativi: a Mazzafame come a Fondotoce o nei campi di sterminio, o facendogli conoscere le lapidi sparse per la città che ricordano la lotta Partigiana, portandoli alla Tosi o all’Olmina. Dobbiamo spiegare loro che la libertà di cui tutti godiamo esiste grazie a questi uomini e donne che hanno combattuto e si sono sacrificati. Spiegare cosa fu il fascismo e come si viveva allora. Sempre Samuele Turconi nella sua intervista ci dice quali discriminazioni subiva perchè figlio di comunisti o perché figlio di antifascisti invisi al regime.

Ricordiamo anche  che questi Partigiani erano persone che a 11-12 anni lavoravano per 12 ore al giorno nelle officine e sopratutto nelle tessiture legnanesi per sei giorni alla settimana con paghe miserevoli Spiegare  loro perché questi Partigiani, gente pacifica, furono costretti ad imbracciare il fucile all’età di vent’anni.

La testimonianza di Piera sul come liberarono Samuele, dopo la sua cattura in questo luogo, ci dice come il popolo stava con la Resistenza e cioè come l’Italia unita (comunisti, democristiani, socialisti, azionisti, ecc.) si ribellò e si riscattò dalla dittatura fascista.

Venendo ai giorni nostri cosa direbbero quei Partigiani se vedessero sfilare per le vie di Legnano alcune formazioni politiche che inneggiano il ritorno del fascismo?                            

Sicuramente direbbero, come disse il Presidente Ciampi, che questa non è l’Italia per cui hanno combattuto. E ci ricorderebbero che il fascismo non è un opinione, ma un crimine contro l’umanità e  infine ci chiederebbero dove stiamo andando.

Qui, oggi, a ricordare quei Partigiani c’è la Legnano migliore  che rappresenta il patrimonio della Carta Costituzionale nata dalla Resistenza.

Qui oggi ci sono coloro che difendono la politica, la buona politica, quale strumento di democrazia, di partecipazione e di libertà.

Qui ci sono  i ragazzi che costruiranno il futuro nella memoria delle tragedie del secolo scorso.

Mentre assistiamo con sgomento a ciò che è successo nella nostra città, dove purtroppo non si è praticato una buona politica, affossando ulteriormente la partecipazione delle persone e soprattutto dei giovani alla vita politica e sociale della nostra città.

Vorrei ricordare che in un passo della nostra Costituzione si dice esplicitamente che chi è chiamato a ricoprire incarichi pubblici ed istituzionali deve svolgerli ”con disciplina ed onore” (art.54).

Legnano si rialzi con l’orgoglio Partigiano di sempre.

Facciamo in modo che dal ricordo della battaglia di Mazzafame nasca la speranza di un’Italia migliore che veda la politica come un servizio alla collettività, contro la corruzione o le clientele che stanno minando la democrazia. Costruiamo un’Italia  più umana, più solidale, con più lavoro,che veda la piena applicazione della Costituzione.

Facciamo emergere la forza della democrazia contro le spinte autoritarie che puntano a indebolirla.

Facciamo emergere l’Italia Repubblicana festeggiando adeguatamente il 2 giugno.

W la Costituzione!  w i Partigiani!

Primo Minelli, presidente ANPI Legnano

Immagini di Luigi Frigo

(Marco Tajè)