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25 aprile: le due medaglie d'oro al Comune di Legnano

In occasione delle celebrazioni del prossimo 25 Aprile, la sezione legnanese dell'ANPI ricorda le tre medaglie, due d'oro e una di bronzo, assegnate al Comune di Legnano. In questo primo servizio, le motivazioni per le due medaglie d'oro. Quella del 1882 al valor civile, quella del 1900 per meriti nella pubblica istruzione


La Medaglia d’ORO al Valor Civile del 1882

 

L’Olona è sempre stata la ricchezza di Legnano per l’irrigazione dei campi e in seguito per l’energia idraulica e le sue acque utilizzate dalle industrie, tuttavia, “essendo alimentata esclusivamente da sorgenti e da acque meteoriche – ci ricorda l’ing. Luigi Mazzocchi – soffre grandi magre nei mesi di luglio, agosto, dicembre e gennaio e grandi piene in marzo, aprile, ottobre e novembre” Alcune date, citate dal Mazzocchi, sono rimaste impresse nella memoria legnanese a causa di straordinarie esondazioni con gravi danni all’abitato legnanese ed anche dei morti: 1584, 1773, 1867, 1882 e poi ancora 1892, 1910 e il 30 maggio 1917 in piena guerra (“Dizionario del Fiume Olona”, in Biblioteca a Legnano).

“Nel 1882 – racconta Giovanni Pedrotti - un disastroso straripamento dell’Olona allagò il centro di Legnano con tutte le aziende sul suo corso. … Fortunatamente rimasero indenni le cascine periferiche, i contadini olminesi poterono così dare un aiuto con i loro cavalli al ripristino delle industrie” (“Legnano nella Grande Guerra”, in Biblioteca a Legnano e Castellanza).

Fu un autunno terribile, con inondazioni in tutto il nord Italia a partire dal 17 settembre. “Solo la caparbietà e il coraggio dei legnanesi – continua Pedrotti - fece sì che le industrie e la città si potessero riprendere da questa grave calamità.” Questo portò nel 1883 alla consegna della medaglia d’oro al Valor Civile al Comune di Legnano con la motivazione: “Per le coraggiose e filantropiche azioni, con evidente pericolo della vita, durante le inondazioni straordinarie dell’anno 1882”.

La medaglia d’ORO per benemerenze verso la pubblica istruzione del 1900

Leggiamo in un articolo del Corriere della Sera: “Ci telegrafano da Roma. 21 maggio, notte: Il ministero dell’istruzione ha conferito al Municipio di Legnano (Milano) la medaglia d’oro per benemerenze verso la pubblica istruzione”.

G. Battista Raimondi, segretario comunale, nel 1913 afferma con orgoglio che “lo sforzo magnifico che Legnano ha saputo compiere a vantaggio dell’istruzione e della educazione popolare e che già valse al Comune l’alto onore della medaglia d’oro dei benemeriti dell’istruzione pubblica concessagli col Regio decreto del 20 Maggio 1900, può formare oggetto di ammirazione e di invidia per molti Comuni anche di maggiore importanza, come forma oggetto di legittimo orgoglio di quanti, entro e fuori l’Amministrazione civica, hanno cooperato al raggiungimento del meraviglioso risultato” (“Legnano, il suo sviluppo, i suoi monumenti, le sue industrie”). E in effetti l’analfabetismo a Legnano al 31 dicembre 1913 era solo il 7,74% della popolazione superiore ai 6 anni di età, vi erano diverse scuole private legate principalmente alle fabbriche e nella scuola elementare comunale operavano 67 insegnanti con 3506 scolari iscritti, di cui 3426 frequentanti regolarmente (cioè quasi il 98%) mentre la scuola tecnica vedeva 188 alunni di cui 147 promossi (il 78%). Nel 1917 poi, in piena guerra, verranno gettate le basi dei due istituti tecnici superiori comunali che sono tutt’oggi di grande rilievo e all’avanguardia: il Dell’Acqua ed il Bernocchi.

Certo, si trattava di scuole che aprivano uno sbocco nel mondo del lavoro, pensate per figli di operai ed impiegati che avrebbero seguito le orme dei padri, ma per i più meritevoli c’era la possibilità, con borse di studio, di continuare gli studi e laurearsi. L’avvento del fascismo congelò in rigide classi sociali anche la scuola.

“Nel 1923 – ci spiega Emilio Gentile -  il governo Mussolini approvò una riforma scolastica progettata da Giovanni Gentile fondata sul primato della cultura umanistica, come pensiero critico e autonomo, e su criteri fortemente selettivi. …  La riforma Gentile fu presto modificata dai successivi ministri, con continui ritocchi, che ne accentuarono la funzione politica della scuola nell’ambito di una pedagogia totalitaria, coincidente con i fini del partito e dello Stato fascista. Nel 1928 fu decisa l’introduzione del libro di testo unico di Stato per le scuole elementari e la fascistizzazione dei testi per le scuole secondarie. Il comportamento degli alunni fu militarizzato con l’adozione di riti e simboli nella vita scolastica. Il corpo docente fu sottoposto al controllo del partito, mediante il requisito obbligatorio della iscrizione al Pnf, e il giuramento di fedeltà al regime, che fu imposto, fra il 1929 e il 1931, agli insegnanti di ogni ordine e grado” (“Fascismo: storia e interpretazione”, in Biblioteca a Legnano e Castellanza). La successiva riforma di Giuseppe Bottai (15 febbraio 1939) prevedeva la frequenza obbligatoria al “sabato fascista” e alle manifestazioni del partito delle scuole, dalla Gioventù italiana del Littorio e dei Gruppi Universitari Fascisti.

Così anche a Legnano quaderni e libri insegnavano il culto del fascismo e poteva capitare che un alunno venisse discriminato: “si andava a scuola a piedi – ricorda Samuele Turconi, che abitava alla Mazzafame - e se faceva caldo ad andare a scuola bisognava tirar fuori le scarpe, cioè… le scarpe… le zoccole! Si doveva arrivare fin oltre Ponzella, a duecento metri dalla scuola, fermarsi a metter le scarpe, se no la maestra ti buttava fuori: «figlio di un comunista! fuori di scuola!». E’ capitato non solo a me: a TANTI, a quelli della cascina della Mazzafame!”

La scuola nel periodo fascista aveva perso la sua importanza anche a Legnano per chi non faceva parte dell’alta borghesia: “Io, dai sette-otto anni – ci racconta Angelo Celin - ho cominciato ad andare a lavorare dai calzaturieri, un po’ come che fanno gli extracomunitari qui. Prendevi 20 centesimi alla settimana. La gente era interessata – anche i nostri genitori: la cultura era questa! – interessata se portavi a casa i 20 centesimi, perché non c’era altro.

E anche se non andavi a scuola, era la stessa cosa. Perché io mi ricordo, e le ho sempre nella mente queste cose qui della scuola, della maestra della scuola, che diceva «voi non avete bisogno di imparare niente. Quelli che studiano sono a Padova, sono a Milano, la gente che studia! Voi è importante che fate quattro o cinque operazioni, dovete misurare la terra»”.

Oggi non è più così: la lotta di Liberazione, di cui parleremo nella prossima puntata, ha liberato anche la scuola.

ANPI Legnano