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Rho, "no" ai falò di Sant'Antonio non autorizzati

  • CRONACA / RHO
  • venerdì 11 gennaio 2019
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In occasione della ricorrenza di Sant’Antonio e del tradizionale falò previsto il 17 gennaio, è necessario presentare almeno 2 giorni prima la richiesta di autorizzazione al Commissariato di Pubblica Sicurezza di via Nazario Sauro 13, secondo un modello predisposto. La precisazione arriva dal Comune di Rho che ricorda anche come i materiali, che potranno essere bruciati, dovranno  essere conformi a quanto stabilito dalla L.152/2006 e da apposita ordinanza sindacale e cioè legna vergine, pellet e materiali ad essi assimilabili. Non sono considerati assimilabili: mobili, bancali, assi di legno, porte e serramenti, scarti di materiale edile e altro, in quanti tutti rientranti nella qualificazione di “rifiuti”.

“Il falò di Sant’Antonio rappresenta una tradizione popolare lombarda - ha commentato Il Sindaco di Rho, Pietro Romano -, che rimanda alla forte presenza agricola tuttora viva nel nostro territorio. Una tradizione che la stessa Regione Lombardia ha riconosciuto concedendo una deroga per la realizzazione dei falò. Occorre però che questo popolare evento sia svolto in sicurezza per garantire la salute dei cittadini e salvaguardare anche gli aspetti ambientali. Invito quindi gli organizzatori a presentare la richiesta al Commissariato di Pubblica Sicurezza in tempo utile”.

La tradizione dei falò è legata alla ricorrenza liturgica di Sant’Antonio Abate, patrono di macellai e salumai, di contadini ed allevatori e protettore degli animali domestici. Tale ricorrenza, che cade il 17 gennaio, tramanda l’antica tradizione, anche con influssi legati a riti celtici, quando le campagne del contado milanese venivano illuminate da una moltitudine di falò. Le fiamme avevano un valore di purificazione ed erano propiziatrici per il nuovo raccolto. Simbolicamente si bruciavano anche le sofferenze e i dolori dell’anno precedente. Il fuoco era un elemento purificatore e dalle sue ceneri il ciclo della natura tornava alla nuova vita. Il fuoco costituisce inoltre uno degli attributi iconografici legati alla figura di Sant’Antonio, al punto che ad alcune patologie caratterizzate da esantemi cutanei viene dato ancora oggi il nome "Fuoco di Sant’Antonio".