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In più di cento per il ritorno di Gherardo Colombo a Busto Garolfo

Sold out in sala consiliare per il ritorno a Busto Garolfo di Gherardo Colombo, l'ex magistrato che dal suo ingresso in magistratura nel 1974 fino al 2005 è stato protagonista di inchieste celebri come la scoperta della Loggia P2, l’omicidio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, i cosiddetti fondi neri IRI, Mani pulite, i processi Imi-Sir, Lodo Mondadori e Sme. 

Colombo, che aveva accolto l’invito del paese guidato da Susanna Biondi già due anni fa, quando aveva incontrato i ragazzi delle classi terze della scuola secondaria di primo grado, ha affrontato insieme agli oltre cento presenti in via Magenta il tema della legalità, tra aneddoti tratti dalla sua lunga carriera e sguardi sul futuro.

Nel mirino dell'ex pm, anche grazie alle domande della moderatrice Margherita Mulé e del pubblico, è finita soprattutto la corruzione. «Non sono d’accordo sul fatto che ai tempi di Mani pulite si siano ottenuti dei risultati: è stato scoperto il sistema della corruzione, ma la corruzione c'è oggi più o meno come c'era allora, ragion per cui Mani pulite non è servita a niente - ha sottolineato Gherardo Colombo -. Sotto certi profili, anzi, ha avuto una funzione negativa: nonostante 13 anni fra indagini e processi, infatti, si è confermato il senso di impunità che c’era già allora. Per marginalizzare la corruzione ad alti livelli bisogna che ci si metta la mano sulla coscienza in generale, evitare comportamenti che facciano da stimolo alla corruzione. Nel nostro Paese i cittadini fanno una grandissima fatica a rispettare le regole, ma le regole sono ciò che consente ad ognuno di noi di essere libero tanto quanto gli altri. E allora come si fa? Si opera nel campo dell’educazione. Attenzione però: noi pensiamo che educare significhi dire delle parole, invece educare significa comportarsi, i messaggi passano con quello che si fa. Non credo che la corruzione sia ineliminabile, ma la strada da fare è davvero molto lunga».

(Leda Mocchetti)