Castellanza: "Mafia, problema nazionale"

«Se la gioventù le negherà il consenso, anche l'onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo»: questa celebre frase di Paolo Borsellino, è stata resa la "frase principe" del convegno "Mafia: problema nazionale". L'evento, organizzato da Associazione Culturale Area Giovani, si è svolto la sera di mercoledì 5 aprile a Castellanza, nell'aula magna dell'Istituto Universitario "Carolina Albasio", con il patrocinio dei Comuni di Castellanza e Busto Arsizio.

L'idea di organizzare questa serata nasce in occasione del 25° anniversario dell'uccisione dei giudici Falcone e Borsellino; l'incontro ha attirato persone di ogni età, ma in particolare molti giovani. L'obiettivo? Informare la cittadinanza e in particolare gli adolescenti, che considerano, spesso, questo problema distante dalle loro vite.

Il primo intervento ha visto il presidente della commissione antimafia di Regione Lombardia, Gian Antonio Girelli, ribadire l'importanza di parlare della tematica senza nessun tipo di pudore. «Per combattere la mafia bisogna continuare a parlarne apertamente, è necessario far nascere una maggiore coesione nel tessuto lombardo. Inoltre, Regione Lombardia ha aderito ad "Avviso Pubblico", un'associazione di enti locali e regionali per la formazione civile contro le mafie, alla quale si auspica una crescente adesione da parte dei Comuni. Bisogna sempre cercare di comprendere dove il sistema non ha tenuto - continua Girelli -, basti pensare che, in molti casi, i piani di anticorruzione sono semplici esercizi di burocrazia». Nonostante, quindi, le maggiori sinergie con le varie rappresentanze, c'è ancora molto lavoro da fare.

Dopo un focus sulla situazione regionale, è la volta di dare uno sguardo al panorama nazionale. Sul palco Rosanna Scopelliti, deputata e figlia del giudice ucciso dalla N'drangheta, introdotta dal moderatore della serata Massimo Brugnone, consigliere comunale di Busto Arsizio. «Era il giudice che avrebbe dovuto rappresentare lo Stato - spiega Brugnone ricordando il compianto Scopelliti -, ma, siccome era un giudice incorruttibile non si era fatto piegare dalle offerte mafiose, quindi, Cosa Nostra chiede all'n'drangheta la sua esecuzione. L'omicidio fu il 9 agosto del '91 e, ad oggi, non si ha ancora giustizia. Da qui nasce l'impegno di Rosanna, concretizzatosi all'interno della Commissione parlamentare antimafia».

La deputata ha sottolineato quanto sia costante e impegnativo il lavoro della Commissione, le molte cose fatte e le molte che sono ancora da fare, e i tanti provvedimenti "portati a casa" durante la legislazione. Un esempio? «La legge sui testimoni di giustizia, che finalmente va a riconoscerne il ruolo, distinguendoli dai collaboratori di giustizia. I testimoni sono coloro che sono vittime di mafia a tutti gli effetti, sono coloro che denunciano le vessazioni subite, che vanno in tribunale a puntare il dito in faccia ai propri aguzzini. I collaboratori di giustizia, invece, sono i pentiti». 

Intervento conclusivo quello di Mattia Maestri, ricercatore dell'Osservatorio sulla criminalità organizzata: «Le mafie investono dove ci sono soldi, e sottovalutando il problema gli si fa solo un favore. L'Osservatorio sulla criminalità organizzata nasce nel 2013 e le sue ricerche sono molto importanti per studiare il tessuto mafioso. Uno dei punti di maggiore debolezza della mafia? I beni confiscati. Di solito sono sempre indice della presenza mafiosa, ma con le dovute cautele: ci possono essere territori senza spargimenti di sangue, ma alcune volte sono quelli più controllati. Secondo una nostra ricerca, sono stati 1275 i beni confiscati in Lombardia. Il dato è in continuo aggiornamento, e la prima provincia per beni confiscati è Milano. I beni possono essere dati in gestione all'agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati, possono essere mantenuti dallo Stato o assegnati ai Comuni».

Gian Antonio Girelli conclude con una sferzante riflessione: «Cosa significa fare il giudice antimafia, non dovrebbero essere tutti i giudici contro la mafia? Cosa significa il parroco antimafia, la mafia non dovrebbe stare fuori dalla parrocchia? Cosa significa il giornalista antimafia, ogni giornalista non dovrebbe esserlo?».

(Giulia Uderzo)