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Francesco Wu e la via della Seta: "L'Italia faccia soprattutto i suoi interessi"

Chi meglio di un imprenditore di origini cinesi ma profondamente radicato sul nostro territorio poteva essere chiamato a reggere il confronto sul tema della via della seta, nel giorno della visita del presidente cinese Xi Jinping a Roma? Nessun altro, se non il manager legnanese Francesco Wu, protagonista della trasmissione andata in onda ieri sera, giovedì 22 marzo, sui teleschermi di Sky.

Le ragioni e le conseguenze del progetto lanciato dalla Cina sono state affrontate da Michele Geraci, sottosegretario allo sviluppo economico, Franco Bernabei e appunto Francesco Wu, in qualità di presidente onorario della Unione imprenditori Italia Cina.

  "Probabilmente - ha fatto presente l'imprenditore legnanese - stiamo facendo tanto rumore per nulla. In questo momento il MoU ( Momorandum of Understanding) è un accordo di massima senza vincoli per nessuna delle due parti , quasi un semplice trattato di amicizia tra due popoli. Il progetto finale è ancora tutto da capire e le conseguenze dei rapporti commerciali e politici sono ancora da definire e capire bene. Non capisco perché, oggi, la visita del presidente cinese debba creare tanto clamore, mentre quando Xi Jinping in UK è stato accolto in pompa magna con tanto di cavalli e carrozze ed era andato addirittura a bere un birra in un pub inglese con l’allora primo ministro Cameron, nessuno ha pensato di lamentarsi ".

"Resta un fatto - la spiegazione di Wu -. Qualsiasi riferimento alla Cina, qui da noi, fa sempre clamore. Ma è vero anche un altro dato. L'Italia deve fare i suoi interessi. Deve capire che il mondo è sempre più globalizzato e che non si può restare ai margini, ma tenendo sempre presenti le proprie ragioni e necessità".

"Un accordo con la Cina - la conclusione di Wu - potrebbe far recuperare terreno all'Italia, dopo che Francia e Germania hanno stretto rapporti bilaterali molto stretti. L'Italia è fatta di medio e piccole imprese così nel gestire i propri interessi, in assenza di una comune linea europea, perchè non deve stringere accordi diretti? Non farlo sarebbe da sciocchi, da masochisti".

(Marco Tajè)