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Joker: Mr. J è tornato con il film dell’anno

Forte della vittoria del Leone d’oro al recente Festival di Venezia per la miglior pellicola in concorso, “Joker” si presenta come uno dei film più attesi dell’anno. 
All’annuncio del film qualche perplessità in me era nata. 
Alla regia troviamo Todd Philips, nome che susciterà ai più un bel “Chi è?”. Il regista della trilogia di “Una notte da leoni”. Certo, film che hanno saputo divertire, ma nulla di più che qualche sontuosa risata. Oltre a questi ha diretto un infelice “Starcky & Hutch”, un “Parto col Folle” in linea con la trilogia sopra citata. Quindi Joker è una bella commedia? Scopriamolo. 

Siamo agli inizi degli anni 80, Gotham City vive nel degrado e la situazione è molto difficile. Arthur Fleck è un individuo con gravi problemi mentali, in totale depressione che abita con la madre nei bassifondi della città. Per guadagnarsi da vivere fa il pagliaccio, un lavoro che adora, forse è l’unico che può fare. Secondo una mente destabilizzata, il suo scopo è portare il sorriso nella vita delle persone. Purtroppo, per svariati motivi, non riesce a mantenere la sua occupazione e questo lo metterà ancora più in difficoltà. La situazione degenera quando viene aggredito sulla metro da tre uomini ubriachi della city. Per difendersi, Arthur finisce per uccidere i tre. Questo è l’inizio della svolta. 

             Il Joker, interpretato da un grande attore come Joaquin Phoenix, è un personaggio descritto e interpretato in maniera grandiosa. È uno dei personaggi più controversi che si siano visti nei fumetti e nel cinema, soprattutto per la sua psicologia. Un compito per nulla semplice, sia per Philips che per Phoenix. La pellicola è diretta in maniera magistrale, ci permette di entrare nella testa di Fleck, vediamo il mondo attraverso i suoi occhi. E scopriamo finalmente qualcosa di più su quel passato oscuro che non ci è mai stato mostrato, o almeno non in questa maniera.

In “Batman: Killing Joke”, grande Graphic Novel di Alan Moore, si era cercato di raccontare la vita del pagliaccio psicopatico nel periodo in cui Arthur diventa la nemesi dell’uomo pipistrello: cade in un pozzo chimico e ne esce trasformato con il volto bianco, capelli verdi e un bel sorriso rosso in volto. In questa pellicola invece il regista ha saltato a piè pari questo aspetto “cartoonesco” e rende il tutto molto più reale e graduale. Philips interpreta a modo suo la vita di Arthur e questa sua interpretazione risulta essere davvero convincente. Forse anche grazie alla forte connotazione psicologica del personaggio. Un uomo che quotidianamente deve affrontare i suoi problemi e quello della madre , senza avere sostegno da parte di nessuno, un emarginato.

Niente a che vedere Jack Nicholson, il clown burlone di Tim Burton. Non prendete in considerazione il Joker di Jared Leto. Forse quello più vicino a Phoenix è il clown di Heath Ledger. Sia chiaro, sono confronti che non hanno molta valenza. Ognuna di queste interpretazioni è nata in diverse epoche e avevano una finalità diversa. In più questa è la prima volta che questo personaggio è il protagonista di una pellicola. Per fortuna, Phoenix fa di questo personaggio la sua pelle, ci porta sul grande schermo un personaggio straordinario, cosi destabilizzato dalla vita, coerente dal primo all’ultimo minuto. 
Senz’altro si può affermare che tra tutte le varie reinterpretazioni questa è la versione più oscura, allo stesso tempo quella meno divertente.

Voto: 8,5

Cinema Sala Ratti - C.so Magenta,13 Legnano
Sabato 5 ore 20.00 – 22.30
Domenica 6 ore  15.00 – 17.20 – 19.40 – 22.00
Lunedì 7 ore 21.00 

(J.J. Bustamante)