Il campo di “Via Parma” dedicato a Ottavio Cogliati
La nuova struttura porterà il nome dell'unico atleta legnanese vincitore di un oro olimpico...
Sarà dedicato ad Ottavio Cogliati, prima ed unica medaglia d'oro olimpica vinta da un cittadino legnanese, il centro sportivo di via Parma.
La giunta comunale, con questa decisione, ha accolto la richiesta avanzata dalla sorella del ciclista a nome dell'Associazione Ciclisti ex Professionisti. La cerimonia di dedicazione è in programma per il prossimo venerdì 17 marzo, con la collocazione di una targa all'ingresso della struttura sportiva.

Ottavio Cagliati, nato a Nerviano il 4 giugno 1939 e venuto a mancare a Magenta il 10 aprile 2008, fu campione olimpico nella 100 km a squadre ai Giochi Olimpici di Roma nel 1960 con Livio Trapè, Antonio Bailetti e Giacomo Forconi. Frequentò Fausto Coppi, anche se non corse con lui, condividendo battute di caccia molto in voga tra i ciclisti nel periodo invernale, tanto da essere citato nel libro “Gli angeli di Coppi”. Può essere considerato a tutti gli effetti uno degli atleti più brillanti usciti dal vivaio giovanile dell’Unione Sportiva Legnanese.
Dopo la vittoria olimpica di Roma 1960, Cogliati passò al professionismo nel 1961 ma non ottenne alcun piazzamento di rilievo pur essendo considerato fra i gregari più forti di quell’epoca. Le sue doti di passista gli consentivano recuperi straordinari a favore di compagni e capitani: un lavoro oscuro ma essenziale al tempo degli assalti alle fontane e ai bar, quando i regolamenti non consentivano i rifornimenti dal seguito delle gare.
Abbandonata presto la carriera da professionista (1964), divenne un personaggio di riferimento nell'hinterland milanese per il movimento ciclistico. Cugino di Giuseppe Saronni, fu tra i fondatori dei Saronni boys, con i quali condivise pedalate e raduni ciclistici in occasioni di Giri, Vuelte, Tour e Classiche del calendario professionistico. Puntuali le sue presenze nei pellegrinaggi al Santuario della Madonna del Ghisallo. Le sue ceneri sono conservate nella cappelletta costruita nel giardino della casa voluta nel verde dei boschi di Casorezzo, dove il ciclista aveva espresso il desiderio di riposare.





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