Forse era uno degli ultimi consigli comunali e ha detto quello che avrebbe voluto dire già da tempo. Forse è arrivato alla saturazione. Ma ieri sera (8 aprile) il sindaco di Legnano Lorenzo Radice non se le è tenute dentro, togliendosi più di un sassolino dalle scarpe.
Dopo aver duramente contestato l’interrogazione presentata dalla consigliera Carolina Toia sulla gestione dell’emergenza in via Pisacane, si è rivolto anche al fratello Francesco, con toni altrettanto duri.
Al centro del dibattito c’erano gli emendamenti presentati dalla lista civica di centrodestra alla terza variazione al bilancio di previsione, emendamenti che hanno ricevuto parere negativo da parte dei tecnici sotto il profilo tecnico, contabile e della legittimità: «Al netto del contenuto, che potrebbe trovarci favorevoli – ha detto l’assessore al bilancio, Luca Benetti – il tema che vorrei fosse chiaro è che a livello contabile questi emendamenti non si possono fare: vanno contro ai principi di contabilità. L’hanno detto i dirigenti, lo ha detto il revisore dei conti».
«Credo che un emendamento di questo tipo – ha dichiarato Radice – dimostri il vuoto pneumatico che sta dietro la sua ormai consueta arroganza e maleducazione, mi permetta di dirglielo chiaramente, anche nel modo di porsi».
Il riferimento è in particolare all’emendamento sulla scuola: «Lei ci chiede sostanzialmente di fare un grande lavoro per sistemare le scuole di Legnano. Io ricordo che abbiamo trovato una serie di problematiche di cui mi vergogno di parlare, da padre prima ancora che da sindaco. Scuole con caldaie del 1978, dove mandavamo i nostri bambini. Scuole che non erano a norma né per l’antisismica, né per l’antincendio. Abbiamo messo 11 milioni di euro per sistemarle e lei mi chiede si stanziare 150mila euro , facendosi bello. Con 150mila euro, come le ha detto anche l’assessore Benetti, forse riusciamo a sistemare due o tre classi. Dai, per favore, siamo seri».
Il sindaco ha poi ulteriormente rincarato la dose: «Dietro la sua arroganza c’è anche tanta maleducazione. Se non conto male, con le offese credo che siamo almeno a dodici dipendenti che in questi cinque anni lei e qualche suo compagno di minoranza avete in qualche modo offeso, sminuito e denigrato».
Nonostante i pareri contrari dei dirigenti comunali, il consigliere Toia ha voluto continuare a discutere i singoli emendamenti, ritirandone solamente uno. Senza l’appoggio, in fase di voto, da parte dei consiglieri di centrodestra, che – Lega a parte – si sono astenuti proprio per l’illegittimità delle richieste, invitando Toia a ritirare gli emendamenti.
Un segnale politico? Al momento la lista Toia non ha ancora preso una posizione chiara all’interno del panorama politico e il mancato voto favorevole agli emendamenti da parte di Fratelli d’Italia e Forza Italia potrebbe nascondere una frizione all’interno del centrodestra. Si parla inoltre di un possibile quarto candidato, che però fatica ancora a emergere e potrebbe sparigliare le carte.
Va detto che sia Munafò (Forza Italia), sia Grillo (Fratelli d’Italia) hanno comunque preso le difese di Toia: «Perché vi dovete prendere gioco di un errore che ha fatto un consigliere comunale?», ha ribadito Munafò. «Fratelli d’Italia si è astenuto perché gli emendamenti sono irricevibili, senza entrare nel merito», ha aggiunto Grillo.
«I vasi vuoti fanno molto rumore – è stata la replica di Francesca Toia –. Non ho bisogno di nessuna lezione politica, tantomeno da chi nel Pd assume e trova posti a parenti e amici. Non accetto le parole turpi pronunciate nei miei confronti. Non avete rispetto delle persone che, per errore, vi hanno dato il voto. Non siete voi che dovete dare lezioni in quest’aula». Gli emendamenti presentati riguardavano anche maggiori stanziamenti rivolti al sociale, alle persone fragili e alla Protezione Civile.
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