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Dantedì: Dante e l’Arte di navigare

E' ancora il dott. Filippo Bonzi l'autore della nuova riflessione promossa dalla associazione Liceali Sempre di Legnano

legnano dante

(continua)
Un’operazione non molto frequente è quella di un “marangone”(sommozzatore), che nuota sott’acqua per imbragare e disimpegnare un’ancora incagliata. Il movimento a rana dell’uomo, lo scopo dell’immersione e tutti i particolari condensati in una terzina di mirabile precisione, discendono sicuramente da una osservazione diretta e acuta
dell’avvenimento

sì come torna colui che va giuso
talora a solver l’àncora ch’aggrappa
o scoglio o altro che nel mare è chiuso,
che ‘n su si stende, e da piè rattrappa.
(Inferno, XVI, 133-136)

I “pileggi” erano le rotte dirette, per l’alto mare, come vengono indicate nel Compasso da Navigare, una sorta di antico portolano risalente alla metà del XIII secolo e per le quali occorreva una nave grande e robusta, ma soprattutto un nocchiero preparato e ardimentoso, un nocchiero che come Ulisse sapesse affrontare ostacoli sempre più grandi.

Non è pileggio da piccola barca
quel che fendendo va l’ardita prora,
né da nocchiere ch’a sé medesimo parca.
(Paradiso, XXIII, 67-69)

Ma è proprio Ulisse, il nocchiero esperto, che sprona al “folle volo” per sete di conoscenza che finisce col naufragare in una tempesta improvvisa, come quelle magnificamente descritte nei quadri del pittore inglese Turner. Una descrizione così drammatica ci fa pensare che Dante possa aver assistito personalmente a un naufragio, evento non certo infrequente a quel tempo. La nave sballotta a destra e a manca, si “ingavona” di prua, solleva la poppa e affonda.

Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto,
ché de la nova terra un turbo nacque,
e percosse del legno il primo canto.
Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com’altrui piacque,
infin che ‘l mar fu sopra noi richiuso.
(Inferno, XXVI, 136-142)

Dante stesso è Ulisse nei suoi desideri e nelle sua aspirazioni letterarie e poetiche; ma anche semplicemente per il piacere di andar per mare con gli amici più cari e spingersi, come per magia, con una nave robusta capace di sopportare ogni vento, verso nuove mete di fascino e libertà.

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio;
sì che fortuna od altro tempo rio
non potesse dare impedimento.
(Rime [LII], XIV)

Filippo Bonzi – Medico Chirurgo

Redazione
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Pubblicato il 02 Settembre 2021
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