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L'impianto Forsu fa discutere gli aspiranti sindaci

Consumo di suolo, Parco Alto Milanese, impianto a biogas, centro civico polivalente, viabilità e sicurezza, il tutto declinato sul Quartiere San Paolo: è questo il menù che i sei pretendenti alla poltrona di Palazzo Malinverni hanno trovato sul tavolo ieri sera, giovedì 18 maggio, durante l’ultima tappa del “tour de force” di quattro confronti elettorali consecutivi in cui sono stati impegnati questa settimana.

PARCO ALTO MILANESE - Tutti d’accordo sulla necessità di preservare ed anzi ampliare, laddove possibile, il Parco Alto Milanese e sul “NO” al consumo di suolo, pur con qualche rapida schermaglia sui passati PGT. Pollice in su all’unanimità anche per il centro civico polivalente, anche se tutti i candidati hanno ricordato l’impossibilità di fare promesse - che in questo momento sarebbero solo promesse da marinaio - su tempi e modi, vista la mancanza di fondi.

BRETELLA VIA LIGURIA - Più divise le opinioni sulla viabilità e sulla sicurezza. Per Alberto Centinaio la bretella che collega via Liguria a via Rita Levi Montalcini «rimane senza dubbio una zona a traffico limitato», e Juan Pablo Turri, anzi, la ZTL la amplierebbe volentieri. Ornella Ferrario, invece, rivendendo il piano della viabilità magari con nuovi sensi unici e una rotatoria all’incrocio tra via Sardegna e via Novara, renderebbe accessibile l’intera via Liguria, e quindi anche la bretella, «visto quanto il traffico in certe ore è congestionato sulla SP12, su via Novara e su via Sabotino». Più prudente Fratus, per il quale è necessario «fare uno studio molto preciso prima di fare qualsiasi scelta, perché anche 300 metri possono stravolgere la quotidianità di un quartiere». Qualcosa da rivisitare c’è anche per Luciano Guidi, che trova «paradossale» che si percorra l’intera via Liguria e poi si venga dirottati su via Sardegna. Nessun senso nel parlare in questo momento di viabilità per Andrea Grattarola, «perché sarebbero scelte imposte dall’altro, mentre le scelte migliori si prendono insieme».

ROM - Plauso più o meno unanime anche per quanto fatto dall’amministrazione Centinaio rispetto ai campi ROM, problema «rientrato al 98%», come ha chiarito il sindaco uscente, intenzionato a proseguire nel proprio operato perché «chi vuole vivere sul territorio deve farlo in modo legale, nel rispetto dei nostri valori, delle nostre leggi e della nostra cultura». Pensa al vigile di quartiere Ornella Ferrario, «per garantire presenza più forte dentro la città e nella città», mentre per Luciano Guidi la sicurezza è un problema da «affrontare realmente e nel quotidiano, senza chiacchiere e vivendo la situazione». Serve un presidio anche per Gianbattista Fratus, «perché ci sia un’azione di prevenzione e di controllo anche nelle ore notturne, ma soprattutto bisogna riappropriarsi del proprio territorio». Andrea Grattarola risolverebbe il problema trasformando lo spazio nel «più grande orto urbano di Legnano», mentre Juan Pablo Turri è stufo di sentir parlare dei ROM come un problema: «Prima viene l’uomo, poi la legge».

IMPIANTO FORSU - Ma il vero protagonista della serata è stato l’impianto per il trattamento della frazione umida (FORSU) di via Novara, sia per il ping-pong verbale che ne è scaturito, sia per il quantitativo di domande che ha sollevato nel pubblico, che hanno spinto gli organizzatori a chiedere ai sei candidati di impegnarsi ad organizzare una serata esplicativa sull’argomento dopo il verdetto delle urne.

«Se fosse dipeso da me – ha esordito il sindaco uscente Alberto Centinaio -, io lì l’impianto a biogas non l’avrei mai fatto, il luogo dove si doveva realizzare l’impianto era ACCAM. Ma quando i cittadini ci hanno dato fiducia al governo della città in gran parte i giochi erano già fatti. Ci siamo trovati in una situazione molto grave, con 5 milioni di euro già spesi. Cosa avremmo dovuto fare, causare un danno erariale buttando via 5 milioni di euro? Non ce la siamo sentita. Questo impianto dovrà essere realizzato con tutte le caratteristiche del caso, ma non nascondo che è un problema».  Affermazioni che non sono piaciute al candidato della coalizione di centrodestra Gianbattista Fratus: «Qui si parla del passato anziché parlare del futuro e vengo coinvolto in prima persona. L’amministrazione finalmente questa sera si è sfogata, ma se ci sono stati errori sarà la magistratura a deciderlo. Quando l’impianto è stato portato in consiglio comunale, nessuno – né maggioranza né opposizione – si è opposto, e siamo andati avanti. L’impianto a biogas è un’opera che ormai si deve fare e avrà un suo percorso, l’importante è come la si realizzerà, dato che oggi ci sono tecnologie che permettono di evitare ripercussioni sulla salute delle persone».

Inutile parlare troppo di quel che è stato anche secondo Ornella Ferrario, per la quale con l’impianto a biogas «siamo ormai di fronte ad un punto di non ritorno». Meglio quindi concentrarsi sulla gestione di una serie di problematiche che l’impianto porta con sé come l’impatto sulla viabilità o l’emissione di odori, per trarne il meglio possibile: dopotutto, «impianti di biogas ce ne sono, sia nelle vicinanze che nel resto d’Europa, e non sembrano impattare in modo pesante sul territorio». L’impianto è ormai «un dato di fatto» anche per Luciano Guidi, secondo il quale «fare retromarcia ora fa sorridere, perché destra e sinistra lo hanno condiviso», e perchè nessuno, in fondo, «si tiene i rifiuti in tasca».

Bocciatura dell’impianto senza possibilità d’appello, invece, sia per Andrea Grattarola, sia per Juan Pablo Turri. «L’impianto – commenta il candidato M5S - deve sorgere in un’area al confine con il PAM, il cui patrimonio animale e vegetale andrebbe invece protetto. Noi crediamo nella riqualificazione e non nella cementificazione, quindi faremo di tutto per impedirne la costruzione». Mentre è per il “rifiuto zero” l’aspirante sindaco di Legnano in Comune – Sinistra, Costituzione”: «L’umido va trasformato in una risorsa, nelle società contadine non esisteva nemmeno, veniva dato ai maiali ed alle gallineMa dove potremmo mettere le galline in un palazzo?», si è ironicamente chiesto Gianbattista Fratus). La centrale emette sostanze inquinanti che non possiamo permetterci in una zona della Lombardia dove in inverno l’inquinamento è già ad un livello altissimo. Se ci illudiamo che la politica decida se 5 milioni di euro valgono più o meno della salute dei cittadini ci stiamo sbagliando, dobbiamo batterci non solo perché l’impianto non venga costruito lì, ma perché non venga costruito del tutto».

(Leda Mocchetti)