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Tosi: Presezzi conferma 47 licenziamenti e chiede un anno di "cassa"

Nessun passo indientro per la Franco Tosi, tornata a chiedere la cassa integrazione straordinaria per 12 mesi, oltre a 47 licenziamenti sui 177 lavoratori oggi occupati. A distanza di due settimane dall'ultimo incontro al Ministero dello Sviluppo economico con le parti sindacali e la società brianzola, la situazione non è cambiata. A confermarlo con delusione Mirco Rota della Fiom Cgil Nazionale che oggi, martedì 19 novembre, ha commentato: «Il ministero non può far finta di non vedere quello che sta rischiando di accadere». 

La richiesta dell'ammortizzatore sociale è arrivata dopo un periodo di 52 settimane di cassa integrazione ordinaria che terminerà nei prossimi giorni. «Il 5 novembre scorso il Mise aveva demandato nella sede di Regione Lombardia la continuazione del confronto sindacale - spiega il sindacalista - in coerenza con quanto dichiarato nell'incontro ministeriale del 29 marzo 2019 e cioè con l'obiettivo del mantenimento del perimetro aziendale e occupazionale dell'azienda.  ».  

     Secondo Rota, invece, l’autorizzazione alla vendita di un area ridotta sarebbe stata disposta dal Mise, «assumendosi così la responsabilità di quanto sta accadendo e ciò è in contraddizione alle dichiarazioni fatte in sede di incontro. La procedura avviata è inoltre in netto contrasto con l'accordo sindacale del giugno 2015, sottoscritto sia da Regione Lombardia che dal Ministero, anche se negli anni l'azienda ha continuato in modo persistente a non volerlo applicare».

Ricordando che «più volte il Tribunale di Busto Arsizio ha dovuto sanzionare l'azienda» rispetto al tema del frazionamento aziendale, garantendo il reintegro dei lavoratori, Rota ha sottolineato che «con questo atto l'azienda punta a perseguire esclusivamente i propri interessi a discapito di un progetto di rilancio delle attività industriali e con una forte diminuzione degli occupati, tutto questo anche a seguito della procedura di vendita di area ridotta che in questi mesi come Fiom abbiamo sempre contestato. Una vendita che risponde agli interessi della proprietà scaricando sui lavoratori pesanti conseguenze. Come Fiom insieme ai lavoratori valuteremo tutte le iniziative necessarie per impedire questo scempio industriale ai danni di chi ci lavora».