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Panalpina Cerro Maggiore, arriva la multinanzionale e vuole licenziare tutti

Licenziamenti in vista per la Panalpina, azienda di logistica acquisita dalla danese DSV, e i lavoratori di Cerro Maggiore insorgono. Una situazione drammatica comunicata oggi, mercoledì 13 novembre, nella sede della Cgil Ticino Olona di Legnano.

A rischio ci sono circa 155 lavoratori attivi in Italia tra cui 90 della sede cerrese. «La nuova proprietà, nonostante la Panalpina non sia in crisi, è intenzionata ad avviare la procedura di liquidazione lasciando a casa i lavoratori: noi non lo accettiamo - afferma con forza Jorge Torre  segretario generale della Camera Del Lavoro del comprensorio Ticino Olona -. Come avviene in tutte le società che in Italia subentrano in un'altra azienda, chiediamo che la DSV avvii nel rispetto delle regole la cessione del ramo d'azienda così da poter tutelare i lavoratori». 

Torre con i rappresentanti sindacali RSA della Panalpina, Sara Bazzocchi e Nino Baudo, ha descritto il drammatico quadro della situazione. Nella sede rossa di via Volturno c'erano anche 
 Nadia Ferracini, segretario generale FILT Ticino Olona e  Juri Sbrana sempre della FILT Ticino Olona. 

L'azienda operativa nei trasporti e nella logistica conta 14mila dipendenti nel mondo. I tagli, quindi, non sono previsti solo in Italia, ma in tutte le sedi dove Panalpina è presente: annunciati esuberi anche a Basilea. Prestigioso l'elenco di clienti trattati da questa realtà acquistata dai danesi che effettua spedizioni per marchi come Gucci,  Armani e Tally Weijl.  «Una situazione a dir poco surreale - afferma Torre -. Stiamo parlando di una multinazionale che è pronta a violare le normative vigenti per fare carne da macello su questo territorio. In una situazione normale ci sarebbe il cedimento del ramo azienda, quindi, il passaggio del personale con il mantenimento occupazione e di tutti i diritti». 

Nel contesto di Cerro Maggiore non sono in pericolo solo i 90 dipendenti Panalpina, ma a catena anche i 45 lavoratori del consorzio incaricato a gestire il magazzino. Anche questi ultimi saranno invitati all'assemblea generale indetta per venerdì 15 novembre. 
«Chiediamo un confronto con la nuova proprietà: i lavoratori vanno tutelati - commenta Torre con i colleghi sindacalisti -. Se non dovessero rispettare le richieste, ci muoveremo: programmeremo una manifestazione e non escludiamo di procedere anche per vie legali».  

(Gea Somazzi)