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Oltre a Presezzi, altre due aziende meccaniche interessate alla Tosi

Un'aria di costante incertezza aleggia sulla Franco Tosi. Un'aria che è frutto del mancato intervento della politica, ossia dall'assenza del Ministero dello Sviluppo Economico. Ne è convinto il segretario generale della Cgil Ticino Olona Jorge Torre, che a pochi giorni dal VII congresso Cgil è intervenuto sulla vexata quaestio legata alla storica fabbrica legnanese. 

«È vero, la decisione del commissario straordinario Andrea Lolli di suddividere l'area in due lotti mantenendo lo stesso valore ha sorpreso tutti - spiega Torre -. Ma non è colpa sua, lui dipende dal Mise ed evidentemente ha il compito di tutelare i creditori. Quindi, il vero nodo della questione Tosi sta nella totale mancanza di un'azione politica. E l'unico ente che può intervenire sta a Roma». 

In questi giorni, poi gli animi si sono accessi dopo che il presidente di Confindustria, Giuseppe Scarpa, ha accennato che tre suoi associati (aziende mecacniche) si sono interessati all'acquisto di alcune aree della Tosi, ma le trattative non sarebbero andate a buon fine: «L'industria non è in declino, c'è voglia di investire - è il commento di Giuseppe Scarpa -. Il Comune non c'entra, sta facendo di tutto. Occorrono però chiarezza, tempi certi e meno burocrazia: le procedure sono bibliche. Ci sono tre aziende interessate che, con tavoli appropriati, potrebbero tenere in vita parte di un'area che rischia di rimanere dismessa ». 

Lunedì 29 ottobre  scadranno comunque le gare per l'acquisto delle diverse aree, come la Carpenteria Metallica, l'ex Manutenzione e l'ex Sbarratori. Settimana prossima, quindi, si scopriranno le carte sulla presenza di eventuali pretendenti. Di certo, i Presezzi hanno confermato di non voler partecipare alla gara di acquisto dei due lotti di loro interesse. Nel contempo, a causa di uno scarico di lavoro, la società brianzola ha dovuto avviare la cassa integrazione ordinaria sino a febbraio 2019. 

Di certo, come sottolinea Torre, la gestione dell'area Franco Tosi è un tema ostico, in quanto la superficie costruita è collocata in una zona centrale della città. «Di solito una grande ditta è divisa in più filiali, mentre la Tosi era concentrata in un unico posto e questo rende difficile la vendita dell'intera area. Se poi ci si mettono altri fattori, l'impresa diventa davvero ardua». Per questo la politica, secondo il sindacalista, dovrebbe entrare a gamba tesa nella vicenda «Solo il Ministero ha margine per poter metter scrivere la parola fine alla storia e garantire un futuro ai lavoratori coivolti - afferma Torre -. È chiaro che la permanenza della fabbrica a Legnano è importante: fa parte della storia di questa città».

(Gea Somazzi)