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Sei milioni per il welfare, approvato il primo Piano di Zona dell’Altomilanese

Ha ricevuto l’unanimità dei consensi dai 21 dei 22 sindaci dell’Altomilanese presenti in assemblea il primo Piano di Zona che riunisce gli ambiti del Legnanese e del Castanese. Il nuovo ambito è nato in ottemperanza alla normativa regionale che prevede una popolazione non inferiore agli 80mila abitanti; requisito posseduto dal Legnanese (oltre 188mila abitanti), ma non dal Castanese (70mila). «Il Castanese aveva la necessità di aggregarsi a un altro ambito –spiega Carla Picco, presidente dell’ambito distrettuale Legnano Castano Primo e sindaco di Magnago –, ma noi, in quasi un anno e mezzo di lavoro, abbiamo trasformato quello che sembrava essere un mero adempimento normativo in un’opportunità di condivisione di esperienze che derivano da storie differenti. L’accordo di programma approvato dai sindaci, che dovrà essere ratificato da tutte le ventidue amministrazioni e che è frutto del confronto con le forze sindacali e gli esponenti del Terzo settore, è il punto di partenza di un lavoro che guarda ai bisogni dei cittadini di un ambito più vasto, interessato da problemi complessi che richiedono risposte sempre più specifiche e mirate per essere efficaci».

 La governance del Piano di Zona Altomilanese vede la funzione di indirizzo politico e programmatorio in capo all’assemblea dei sindaci attraverso il tavolo politico e la funzione gestionale demandata all’Ufficio di piano, che ha sede nel Comune di Magnago, ente capofila. Le due aziende sociali, del Legnanese e del Castanese, manterranno la loro autonomia operativa e Azienda SO.LE. gestirà la fase tecnico amministrativa di introito delle risorse finanziarie.

  Come strumento di programmazione delle politiche sociali sul territorio da realizzarsi con i fondi nazionali e regionali, soggetto quindi all’incertezza legata all’entità del finanziamento delle diverse misure anno per anno, il Piano di Zona del neonato ambito presenta un ordine di grandezza desumibile dallo storico, che sommando Legnanese e Castanese totalizza quasi 6 milioni di euro all’anno. Le voci di spesa più significative per area sociale di intervento sono, nell’ordine, minori e famiglie, disabili, compartecipazione alla spesa socio-sanitaria, servizi sociali professionali, anziani, emarginazione e povertà. Da ricordare, per restituire un quadro più completo della spesa sociale sul territorio, che i fondi comunali (quindi aggiuntivi rispetto a quelli gestiti dai Piani di Zona) a questa destinati nel 2016 superavano i 30 milioni di euro.

  «La stesura del piano è partita dall’analisi dei bisogni del territorio, una ricognizione che è fondamentale per studiare le misure di intervento più idonee –precisa Franca Meraviglia, presidente del Tavolo politico del Legnanese, nonché assessore ai Servizi sociali di Canegrate - Non ci sfugge che la componente anziana della popolazione sia in costante aumento; gli over 65 rappresentavano, infatti, il 21,4% nel 2015, mentre erano il 22,3% nel 2017. Il piano del nuovo ambito eredita i temi forti dai documenti precedenti; minori e famiglie; casa, che è diventato un problema strutturale e non si può più trattate come emergenza; gli anziani, per i quali si conferma l’impegno a mantenerli, quando possibile, a domicilio; i disabili, per i quali si rende necessario procedere sulla strada dell’integrazione fra servizi sociali e sanitari; il contrasto alla povertà, che è un intervento trasversale alle aree; l’integrazione degli stranieri, che è voce da rafforzare e per cui l’ambito ha partecipato al bando Nuovi Orizzonti Integrazione, uno dei tre obiettivi strategici del documento. Novità assoluta è il tema lavoro, da affrontare nei termini delle politiche attive e da connettere agli accordi del welfare integrativo attivati in questi mesi sul territorio»    

Gli altri due obiettivi strategici del piano sono:

1) l’avvio di un percorso finalizzato al raggiungimento nei 22 Comuni dell’ambito dell’uniformità di regolamenti, criteri di accesso e tendendo nel tempo a uniformare anche le soglie ISEE

2) lo sviluppo di un processo di accreditamento omogeneo su entrambi i territori e la condivisione dei sistemi di valutazione della qualità degli interventi in essere.