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Il PAI come nuovo modello di cura per una Italia che invecchia

Il Piano di Assistenza Individuale è il modello di cura per garantire assistenza appropriata e personalizzata ad una popolazione che “invecchia”.  Il progressivo invecchiamento della popolazione italiana è ormai noto a tutti. Stando ai dati Istat, e come evidenziato più volte dagli studi demografici, l’Italia diventa un Paese sempre più “vecchio”: gli over 65 sono 13,8 milioni (rappresentano il 22,8% della popolazione totale) inoltre con l’aumento dell’aspettativa di vita entro il 2050 la proporzione tenderà a raddoppiare.

Questo è quanto emerge da uno studio fatto dal direttore generale dell’Asst Rhodense, Ida Ramponi e dalla dottoressa Franca Di Nuovo, referente di regione Lombardia per la Medicina di Genere all’Istituto Superiore di Sanità e al Ministero oltre che direttore dell’unità operativa di Anatomia Patologica presso l’ASST Rhodense, coordinato dall’assessore al Welfare, Giulio Gallera.

«Sarà indispensabile, pertanto, ripensare a politiche assistenziali e di cura che permettano al nostro Sistema Sanitario di continuare a rappresentare un’eccellenza in qualità ed appropriatezza nell’erogazione di prestazioni - spiega la dott.ssa Di Nuovo - L’Assessorato al Welfare di Regione Lombardia, guidato da Giulio Gallera, con l’adozione di diversi provvedimenti di riordino della rete di offerta e modalità di presa in carico dei pazienti cronici o fragili, ha iniziato un percorso di adozione di piani assistenziali individuali (PAI), pensato nell’ottica della personalizzazione della cura di pazienti affetti da una o più patologie, garantendo adeguate prestazioni nei tempi e nei modi definiti di concerto con gli specialisti ospedalieri e con il medico di medicina generale o pediatra di libera scelta. Il PAI per le sue caratteristiche di modello di cura può essere considerato l’anello di congiunzione con la medicina di genere, branca trasversale della medicina che studia l’influenza di diversi fattori, da quelli biologici a quelli ambientali o socio culturali, che caratterizzano gli individui e rendono necessario un approccio ogni volta differente, seppure a fronte della stessa patologia».

IL PERCORSO ASSISTENZIALE INDIVIDUALE - È il nuovo modello di cura lombardo in ottica di genere appena pubblicato su The Italian Journal of Gender Specific Medicine, prima rivista europea specializzata in Medicina di Genere, è anche a firma dell’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera e del Direttore Generale dell’Asst Rhodense, Ida Ramponi. Parlare di “genere” in medicina significa quindi parlare di un concetto culturalmente dinamico attraverso cui viene programmata la personalizzazione delle cure e dell’assistenza, con lo scopo di garantire a tutti la migliore erogazione dei trattamenti sanitari nell’ambito della prevenzione, della diagnosi, della terapia e della riabilitazione.

MEDICINA DI GENERE - La medicina di genere nella sua trasversalità promuove la salute non solo di uomini e donne, ma prende in considerazione tutte le età evolutive dell’individuo, dal bambino all’anziano. Quindi il PAI, occupandosi di pazienti anziani o fragili, soddisfa i fondamenti della medicina genere-specifica. I cittadini con patologie croniche sono stati invitati con lettera individuale ad aderire alla nuova opportunità di presa in carico, da parte della ASST di riferimento o dal proprio medico curante, dall’Agenzia di Tutela della Salute territorialmente competente. 

PAI OSSIA IL PATTO DI CURA - Il medico sottoscrive con il paziente il PAIe redige il Piano Assistenziale Individuale, costruito sui suoi bisogni di cura, completo di tutte le prescrizioni necessarie alla gestione delle patologie croniche di cui è affetto il paziente. Il clinical manager, che diventa figura di riferimento, elabora un piano assistenziale individuale disegnato sui reali bisogni di salute e da quel momento il gestore accompagna il paziente nel percorso di cura, programmando visite, esami ed altre necessità assistenziali, affiancandolo nell’attuazione dell’intero piano terapeutico individuale.

Il PAI, costituisce quindi la sfida sanitaria lombarda del futuro, che favorendo l’appropriatezza dei programmi di cura, e rispondendo a bisogni specifici del singolo paziente, certamente rappresenterà per il sistema sanitario lombardo un modello di maggiore efficienza, di sostenibilità economica e di universalità.