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Ferite "difficili": nuove tecniche di cura, una mano la dà l'ipnosi

Non sentire dolore con l'ipnosi, generare nuova cute con cellule staminali oppure accelerare il naturale processo di guarigione con gel piastrinico. Sono solo alcune delle novità che riguardano la cura della lesione cutanea o ferita "difficile" nei pazienti cronici. 

A fare il punto della situazione, spiegandoci nel dettaglio come sta cambiando quest'aspetto della medicina, il dottor Marino Dell'Acqua, direttore Sitra (Servizio infermieristico tecnico riabilitativo aziendale). Un bilancio  a fronte del recente convegno organizzato dall'ASST Ovest Milanese denominato "Nuove prospettive in Wound Care. Tra conoscenza e applicazione" (nella foto il dottor Dell'Acqua con il comitato scientifico dell'ASST).

Nei quattro Ospedali dell'ASST (Abbiategrasso Cuggiono Legnano e Magenta) dal 2009 è attivo un gruppo multidisciplinare e multiprofessionale che studia l’ambito del Wound Care. Un termine, quest'ultimo, sconosciuto alla maggior parte dei cittadini che significa prendersi cura del paziente con ferita chirurgica o lesione cutanee difficile che tende a guarire tardivamente o addirittura cronicizzarsi. Situazioni riscontrate per lo più in persone con «patologie croniche come il diabete e cardiovascolari - spiega il medico  -. Oppure sono complicanze causate dall'allettamento (lesioni da decubito meglio note come piaghe da decubito) o conseguenze di patologie tumorali, autoimmuni e di traumi».  

Due i temi principali: la cura e il dolore, che durante la medicazione può essere annullato con tecniche ipnotiche efficaci in 3-5 minuti: «Sono tecniche rapide di ipnositerapia clinica - spiega il dottor Dell'Acqua -: sotto ipnosi è possibile non sentire il dolore per esempio durante una medicazione o una procedura invasiva. È possibile insegnare al paziente come entrare in auto-ipnosi quando ne ha necessità e in totale autonomia. In questo modo si possono evitare farmaci. La tecnica ovviamente deve essere appresa dai professionisti sanitari attraverso corsi accreditati come quelli dell’Accademia Italiana di Ipnosi Clinica Rapida».

Numerosi gli specialisti coinvolti in questo contesto: dal chirurgo plastico, all'internista diabetologo, al reumatologo. Importante è anche la figura dell'infermiere specializzato. «Sono stati presentati studi di efficacia nell’uso della tecnologia di Terapia a Pressione Topica Negativa che - spiega ancora il dottor Dell'acqua -, se utilizzata correttamente, permette di prevenire le complicanze delle ferite chirurgiche, come la deiscenza (apertura dei lembi della ferita), l’infezione e il sieroma ed ematoma (travaso di liquidi e sangue al di sotto della ferita e nei tessuti circostanti), il cui rischio è più elevato nelle ferite toraciche (interventi di cardiochirurgia) e degli arti (interventi di ortopedia) e in alcuni soggetti (ad esempio con diabete ed obesità)».

Nel trattamento della lesione cutanea entrano in gioco i fattori della crescita di nuova produzione «che favoriscono la generazione della nuova cute, come per esempio l’uso delle cellule staminali - commenta il medico -. Oppure le lamine di fibroblasti, che sono cellule del derma (tessuto connettivo posto appena sotto la pelle) responsabili della produzione delle fibre di elastina e collagene, che formano la matrice di sostegno del derma»Da non dimenticare le nuove formulazioni di gel piastrinico per favorire la rigenerazione del tessuto: «fattori di crescita piastrinica estratti dal sangue della stessa persona e purificati, usati al fine di accelerare il naturale processo di guarigione».

Da ricordare che, in occasione del convegno, il direttore Generale dell’ASST Ovest Milanese, il dott. Massimo Lombardo, ha assegnato il premio “Eleonora Chiodini” al medico infettivologo Tiziana Re che, in tempi non sospetti, si è occupata, con passione e dedizione, di lesioni cutanee con complicanza infettiva.

(Gea Somazzi)