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Dipendenza da videogame nei minori: il caso Fortnite

Essere genitori nei tempi moderni  significa  tra le varie  responsabilità e funzioni implicite in tale ruolo  avere a che fare con la questione della gestione e della regolamentazione nell’uso dei videogiochi  dei propri figli.

Le generazione dal  2000 in poi sono state definite i “nativi digitali”, cioè coloro nati e cresciuti in corrispondenza con la diffusione delle nuove tecnologie informatiche.

Ma  l’uso e approccio alle nuove tecnologie  nel caso specifico i videogiochi- ma vale anche per  cellulari, tablet  - deve essere necessariamente regolato  per non correre il rischio di trovarsi con vere e proprie situazioni pericolose e patologiche.

Da tempo la comunità scientifica di tutto il mondo sta mettendo in guardia i genitori sul pericolo dei videogiochi online usati dagli adolescenti. Una patologia, quella della dipendenza da gioco  denominata”virtual-gaming”, seguita attentamente anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, perché portatrice di «disturbi mentali, comportamentali e dello sviluppo neurologico».

Sicuramente uno dei casi più eloquenti è relativo al gioco FORTNITE della statunitense Epic, (per X-BOX ,PS4,PC e Mobile) divenuto un fenomeno senza precedenti per coinvolgimento, ricavi (oltre 2 miliardi  di dollari nel 2018) e dinamiche sociali che ha innescato.

Le testimonianze di alcuni genitori sono spesso accompagnate da descrizioni  piuttosto inquietanti. “E’ come un’ossessione e tutto ciò che vogliono fare…. non hanno voglia di altro: non i compiti, non uscire di casa”. Solo giocare a Fornite, comprare skin e nuove emote, lanciarsi su quell’isola e combattere, combattere.

Il fenomeno delle dipendenze da gioco necessiterebbe di molti livelli di analisi  vediamone alcuni sinteticamente:

Oggi per il 90% degli adolescenti e pre adolescenti giocare da casa significa poter non sentirsi soli, infatti il gioco viene effettuato”online” e quindi in quel contesto è possibile “incontrare e re incontrare  i compagni di scuola o amici reali. Questo spiega il perché si crea un forte bisogno e desiderio di ritornare e stare molte ore  “nel gioco”.

Purtroppo però in questo modo si allontanano sempre più dall’avere relazioni reali, amici reali ed esperienze di vita reali che sono necessarie nel processo di crescita e maturazione dell’essere umano.

Ci sono segnali importanti da non sottovalutare: certamente il numero di ore trascorse davanti agli schermi è determinante  ma ciò che è più allarmante  è che possono  diventare irrequieti,irritabili, apatici, modificare le proprie abitudini alimentari, di igiene personale, del sonno, possono giocare di nascosto e in orari notturni, litigare con i genitori e avere esplosioni di rabbia quando non vogliono terminare la partita o se il genitore decide di interrompere il loro gioco. Possono arrivare a trascurare la scuola, lo sport e le relazioni e presentare sintomi fisici, come mal di testa, mal di schiena, disturbi della vista.

E’ quindi necessario che il gioco sia regolato. Stabilire regole ed orari chiari che devono essere rispettati: 3,4 ore alla settimana sono già abbastanza. In questo modo si concede giustamente la possibilità di giocare , ma in modo sicuro e protetto a salvaguardia della loro salute psichica e fisica.

Dottor Francesco Fisichella, psicologo psicoterapeuta - Legnano

fisichellafranco@libero.it

www.francescofisichella.com