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A scuola arrivano i BES. Ma cosa sono i BES?

Chi ha figli in età scolare potrebbe aver sentito già parlare di questa sigla: BES. Ma cosa significa? L’argomento è piuttosto complesso e regolato da norme specifiche.

Partiamo dal contesto: la scuola italiana è, fortunatamente a mio parere, inclusiva, che, pur con i suoi limiti e le sue virtù, mette al centro del proprio sistema lo studente e i suoi bisogni. Tra i bisogni devono essere contemplati, ovviamente, quelli dedicati agli alunni che, per vari motivi, si trovano in particolare difficoltà.

Dal 2012 la legge prevede specifiche tutele per coloro che “per motivi fisici, biologici fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali” hanno diritto a piani educativi specifici. Una specifica Direttiva Ministeriale identifica pertanto tali esigenze educative sotto il nome di BES (Bisogni Educativi Speciali) dedicate a studenti che:

- per disabilità
- per disturbi evolutivi specifici
- per svantaggio culturale, linguistico o socioeconomico
vivono una difficoltà legata all’apprendimento e alla vita scolastica.

Con la premessa appena fatta voglio chiarire che la sigla BES non coincide con una diagnosi di disturbo o di disabilità, benché li comprenda.

Pertanto BES non significa a priori avere un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA), benché i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) facciano parte dei BES. I DSA:
- sono certificati da specialisti o strutture accreditate, comunque sempre da professionisti sanitari
- sono diagnosticati secondo un sistema nosografico (un codice identifica il disturbo in modo specifico)
- prevedono una diagnosi funzionale ovvero la stesura di un profilo specifico del singolo caso, che orienti la programmazione.
- prevedono una programmazione educativa e didattica differenziata e appropriata per il singolo studente

La certificazione ottenuta va condivisa con la scuola affinché possano essere prese le misure di tutela del caso.

Tutto ciò non è invece previsto per gli studenti tutelati dalla normativa sui BES, ma per motivi di svantaggio culturale, linguistico o socioeconomico. Tali situazioni, a differenza di un DSA, sono considerate potenzialmente transitorie e non soggette ad iter diagnostico, in quanto non annoverabili come “disturbi” In questi casi è la scuola attraverso il consiglio a decidere quali misure attuare e di quali strumenti avvalersi.

A carico della scuola, a fronte di un Bisogno Educativo Speciale, sarà la stesura di un Piano Didattico Personalizzato, ovvero il documento nel quale devono essere definiti
- gli interventi didattici individualizzati e personalizzati per ogni materia
- gli strumenti compensativi che servono all'alunno per raggiungere il successo scolastico
- le misure dispensative adeguate, ovvero quegli interventi che permettono allo studente di evitare quelle prestazioni che, inibite o rese difficoltose dalla problematica sarebbero inoltre una metodica di apprendimento inefficace.

Spero di non aver confuso le idee a voi lettori, ovviamente resto a disposizione.

Come sempre per qualsiasi chiarimento, domanda o commento vi invito a scrivermi

Stefano Landoni Psicologo Psicoterapeuta

info@studio-landoni.it
www.studio-landoni.it