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Il PD alla Giunta: «Dimettetevi e andiamo al voto»

«Mai come ora, alla luce degli ultimi preoccupanti avvenimenti si comprende il sinistro significato del titolo del programma elettorale di Fratus & C.: "Liberi di costruire una nuova città". Una libertà fatta non di democrazia, trasparenza e partecipazione ma di arroganza, opportunismo e giochi di potere. Niente di nuovo, sono le stesse identiche logiche di dieci anni fa». É questo il commento del PD, che torna a condannare la vicenda che in queste settimane ha tenuto banco nell'agorà politica della città: il rimpasto di giunta che ha portato all'ingresso di Daniela Laffusa e Chiara Lazzarini nella squadra del sindaco Gianbattista Fratus, dopo le dimissioni di Franco Colombo e la revoca delle deleghe a Laura Venturini.

«Ciò che a noi (che cerchiamo con spirito di servizio di difendere la qualità della vita dei legnanesi) interessa, sono gli effetti che questa inquietante gestione della cosa pubblica sta generando - continuano da via Bramante -. Le lotte intestine nei due partiti di governo, ormai di dominio pubblico, stanno bloccando l’attività amministrativa. Lo abbiamo già sottolineato in un precedente comunicato: è dal 20 dicembre scorso che il consiglio comunale non viene più convocato e il prossimo si annuncia dedicato quasi esclusivamente alla ufficializzazione dei nuovi assessori e alla surroga di un consigliere. Il documento unico di programmazione è fermo da novembre in attesa di discussione e approvazione mentre la scadenza della presentazione del bilancio di previsione (31 marzo) costringerà il consiglio comunale a decidere del futuro della città attraverso analisi frettolose e incomplete».

«Crediamo che tutto ciò faccia solo del gran male - affonda ancora il Partito Democratico -. Ai cittadini che, esclusi da ogni decisione, vedono il perdurare di sprechi e malgoverno. Alle istituzioni, svilite da interessi personali e di gruppi, svuotate da ogni possibilità di confronto costruttivo, con un sindaco sempre più in balìa di poteri e partiti che si danno feroce e quotidiana battaglia. Un sindaco che lascia correre, senza alcuna reazione, dichiarazioni in cui gli assessori uscenti lo accusano di dire il falso, con un vicesindaco che, stando alle parole dell’ex assessore Venturini, entra a gamba tesa in questioni che invece spetterebbero al primo cittadino, tacciando poi di affermazioni menzognere la sua compagna di partito. Un sindaco a cui ogni giorno di più sfugge di mano la giunta e la sua maggioranza. E che farebbe meglio a chiedersi se abbia ancora tra i suoi sostenitori la stessa fiducia di prima». 

«Crediamo che in tali condizioni - conclude il PD - sindaco e giunta debbano prendere atto dell’incapacità di amministrare con cura, buon senso e competenza la città di Legnano. Crediamo che sia il tempo di fare un passo indietro e rimettersi al giudizio dei cittadini».


(m.tajé) - L'idea del Partito Democratico di correre alle urne ci lascia perplessi. In un momento in cui il partito è in sofferenza a livello nazionale, ma anche locale (iscritti ridotti a 120 contro i 200 e più di un paio d'anni fa), ha proprio un senso invocare una crisi governativa e il ricorso al voto anticipato?
Non sarebbe, invece, il caso di attendere la scadenza naturale di questa amministrazione e lavorare nei tre anni che restano per trovare idee, persone e alleanze in grado di ispirare quella fiducia mancata nel giugno 2017?
Non possiamo pensare che anche i democratici legnanesi ritengano il voto in Abruzzo così positivo da far gridare "al voto, al voto!" e non considerino un altro dato di fatto: il momento esplosivo della Lega, oggi in grado di affrontare qualsiasi consultazione elettorale senza i dubbi di tanti suoi avversari.