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PCI Gallarate: "Sinti, senza presente e senza futuro"

Riceviamo e pubblichiamo:

Continua il nostro resoconto ragionato sul tormentone gallaratese che ancora interessa la polemica politica e mediatica attorno allo sgombero del campo dei Sinti imposto dal sindaco della Lega Andrea Cassani.

Il prosieguo dei fatti

Come da copione preannunciato, a un mese dallo sgombero del campo di via Lazzaretto i Sinti di Gallarate sono costretti a lasciare l’albergo di Somma Lombardo: 23 famiglie, 69 persone, di cui 38 minori e 5 anziani, dal 31 dicembre, senza presente e senza futuro.

Alle 11 dello stesso giorno si ritrovano in piazza per protestare davanti al municipio, invocando il nome del sindaco chiedendogli di dare una risposta ai loro problemi. Noi la casa ce l’avevamo, ce l’ha portata via, adesso ci deve trovare una sistemazione, il Comune è obbligato a trovare una soluzione.

Non mancano insulti e minacce: qualche esagitato, tra cui alcuni ragazzi di un centro sociale di Saronno, tenta di entrare in municipio ma viene fermato e rompe un vetro a una finestra. Tutti deplorano l’accaduto.

Il sindaco, è ovvio, non si fa vedere e Romano, l’avvocato che difende la causa dei Sinti, calma gli animi annunciando l’impegno del responsabile ai servizi sociali comunali a incontrare ad una ad una le singole famiglie.

Intanto chi può cerca una sistemazione provvisoria. Chi ha una roulotte o un camper si mette a disposizione per ospitare altre famiglie senza riscaldamento e acqua. Alcuni trovano ospitalità in paesi vicini, da amici e parenti.  Altri ancora resistono alla diaspora. Sono cittadini gallaratesi e a Gallarate vogliono restare, per non dispendere un patrimonio comune di legami e affetti. Stanno nel posteggio di piazza mercato, le donne e i bambini nelle roulottes, gli uomini dormono in macchina.

Il provvedimento produce altre conseguenza: alcuni giovani, che lavoravano con contratti aleatori che non sono contratti ma i frutti avvelenati del job act e delle mancate promesse dei 5Stelle, sono lasciati a casa all’improvviso, senza motivazione se non l’imbarazzante invito “se non hai capito il perchè, leggi i giornali”.

Due bambini sinti di 4 anni e di nove mesi finiscono al pronto soccorso dell’Ospedale di Gallarate per febbre alta, a causa del freddo e del gelo che patiscono dormendo stipati nelle roulottes e nei camper. 

Il 2 gennaio sembra aprirsi uno spiraglio: come promesso le famiglie sinti sono convocate in municipio dall’ufficio servizi sociali per esplorare un’eventuale possibilità di accedere a un alloggio comunale o di avere un contributo economico con cui trovare un’abitazione in affitto sul mercato privato.  Soprattutto a tutela dei minori e degli anziani.

Il sindaco però è pronto a stoppare la possibilità: non se ne parla, non si torna indietro, il bando per l’assegnazione degli alloggi Aler è chiuso, le case verranno assegnate ai gallaratesi che ne hanno fatta richiesta. Non ai Sinti. A loro case non gliene daremo, contributi neanche.

L’assessore Bonicalzi gli fa eco: il Comune non ha alloggi vuoti e non ha contributi da distribuire a pioggia. Un’eventuale soluzione va rinviata al bando Aler del 2019. Del resto, aggiunge, a Gallarate nessuno è mai morto né di fame né di freddo.

Non è vero. Proprio un anno fa è morto di freddo un poveretto il cui corpo, dimenticato da tutti, giace ancora all’obitorio.

IL problema rimbalza nei talk show nazionali. La Meloni si chiede candida perchè non vanno a lavorare. Facile, chi lavorava l’hanno cacciato via per non avere noie. La Santanchè afferma categorica che di zingari che lavorano non ne conosce neppure uno, eppure nei campi si vedono macchinoni e antennoni.

Intanto il Sindaco, che “non si è mai fatto vedere e non ha mai avuto il coraggio di affrontarci”, dicono i Sinti, continua con le sue esternazione.

Già alcuni giorni fa si era prodotto in alcuni illuminanti affermazioni. Quando ancora erano a Somma: I Sinti sono cittadini gallaratesi? Bene, devono fare il check out in albergo come fanno tutti quando finisce una vacanza.

Oppure: Pensavo avessero provveduto a trovare una soluzione. In ogni caso le loro roulottes non gliele abbiamo distrutte, possono sistemarsi in un campeggio autorizzato e pagare il loro pedaggio giornaliero, come fanno i turisti, o comprarsi un terreno edificabile e vivere tranquilli nella loro proprietà.

Peccato che molti ricordino il precedente della moschea, quando i musulmani, che avevano comprato il terreno, si sono visti negare l’autorizzazione a costruirla perché il Comune nel frattempo aveva cambiato la destinazione dell’area.

Adesso il nuovo credo è diventato: chi vince può fare quello che vuole, senza regole. Noi abbiamo vinto le elezioni e Romano (l’avvocato dei Sinti) ha preso solo il 2%, quindi chi è?

Non mancano le intimidazioni: se dagli incontri in Comune dovesse emergere che qualche famiglia non è in grado di farsi carico dei propri figli, per esempio non potendo assicurar loro un’abitazione dignitosa, gli assistenti sociali sono tenuti a segnalarlo al tribunale dei minori. Quello che poi farà il tribunale non dipenderà dal Comune. Intimidazione e scaricabarile.

Le reazioni

La rete delle Associazioni denuncia “un’azione che discrimina e addirittura nega l’esistenza di una minoranza culturale, un’azione che rifiuta l’inclusione sociale”. Ritorna sui costi economici dello sgombero (tutti da quantificare) e sui costi sociali, come l’incremento della marginalità, le difficoltà cui vanno incontro i bambini in età scolare, lo stato di insicurezza che ne può derivare a tutti i livelli. Annuncia poi un’azione concreta a sostegno delle famiglie in condizioni di maggiore indigenza.

Quanto alla politica, la Lega è lapidaria: “Cassani si sta comportando in modo coerente, essere amministratori significa stare in prima linea difendendo la volontà popolare e la legalità. I cittadini gallaratesi dovrebbero manifestare a suo sostegno”.

Sul banco degli accusati come al solito finisce la sinistra, insultata: cattocomuniste le associazioni, Cinzia Colombo definita di Sinistra Anarchia e Libertà, i comunisti paragonati alle zecche.

Ancora; “Sono sempre vissuti in case mobili, roulottes o camper, per loro scelta, perché non vanno a vivere lì? Ora non vanno più bene queste loro case, perché non hanno acqua e corrente gratis. E i bambini improvvisamente si ammalano, solo ora? E le associazioni di buona lingua cosa stanno facendo per alleviare il disagio, perché non li accolgono a casa loro?”

L’opposizione del PD accusa l’Amministrazione comunale di avere creato il problema per poi lavarsene le mani. “Deve dare risposte, trovare una soluzione; occorre affrontare l’emergenza, con un’attenzione particolare ai diritti dei più deboli nella salvaguardia dell’unità dei nuclei familiari”. Ancora: “L’AC deve farsi parte promotrice del ricorso ai fondi europei, nazionali e comunali. I finanziamenti europei ci sono, per sostenere i piani d’inclusione. Spetta al Comune attivare la procedura, ma quello che manca è la volontà politica di risolvere la situazione”.

Guenzani se ne esce con la proposta di mettere a disposizione una villa comunale in disuso e fatiscente a condizione che i Sinti la ristrutturino e paghino poi un affitto calmierato. E’ una proposta interessante, peccato che non l’abbia fatta nei cinque anni in cui è stato sindaco.

Forza Italia, l’alleato in giunta, tace o fa esternazioni di basso profilo. E’ casuale?

Nel dibattito di cui si fa portatrice la stampa locale, si fa strada l’esempio di Merano, in cui mesi fa il Comune ha sgombrato un campo Sinti, ma prima di farlo ha aderito al bando regionale e ha ottenuto i fondi europei disponibili. Con questi ha attrezzato un’area dove i Sinti si sono sistemati pagando un affitto mensile calmierato.

Ma è una strada che presuppone la volontà di trovare una soluzione tesa all’integrazione a non all’esclusione.

La logica del più forte

Adesso è questa la logica che sembra prevalere. Chi vince può fare quello che vuole, senza regole, il popolo è con noi. E’ la nuova bussola della politica di governo a livello nazionale, e, a quanto pare, anche a livello locale.

Il popolo è con noi, dice la Lega. E’ proprio vero? La decisione di licenziare il giovani sinti sembra confermarlo. Non vogliamo avere problemi, è meglio far finta di niente, noi non ci vogliamo entrare, è la sensazione che se ne ricava. Del resto è meglio far finta di niente, scegliere di voltarsi dall’altra parte, non sapere. Un assioma della comunicazione non a caso dice che un problema diventa notizia solo nel momento in cui lo si conosce.

Ma perché questo cinismo di giocare con la vita degli altri pur di dimostrare di essere tutto d’un pezzo, incurante di aver creato un cumulo di macerie e di essersi infilato in un vicolo cieco? Non sarebbe più logico, umano, anche meno onerose, cercare una soluzione condivisa, chiara e regolare, impostando il rapporto su basi nuove e legali. 

Il sindaco comunque sembra in difficoltà anche con il personale comunale, la sconfessione del dirigente dei servizi sociali è un indizio preoccupante, è indice di un rapporto che sta scadendo nell’insofferenza e nell’incomunicabilità.

Il fatto è che, a questo punto, il sindaco, anche volendo (e non vuole), probabilmente non può più tornare indietro sconfessando il proprio operato. Non può prendere in considerazione logiche di confronto e di integrazione, che gli sono estranee. Meglio la diaspora, disperderli fuori dai confini comunali, così quando non si vedranno più (ma si vedevano quando stavano in Via Lazzaretto?) si potrà vantare di avere estirpato un problema incancrenito, proprio come stava scritto nel programma elettorale.

Ma è solo una impuntatura pseudoideologica? Probabilmente no: fatto sta che da questa primavera tutta l’attività amministrativa ruota attorno a questo falso problema, alimentato da un clima di isteria in cui i Sinti sono stati elevati simbolicamente a impersonificazione di tutti i disagi e di tutte le diversità, dagli immigrati agli emarginati di ogni razza e colore che campano facendo accattonaggio, rubando e delinquendo.

Del resto non è casuale che un mese fa le ruspe siano state benedette da Salvini.  

Ennio Melandri - PCI Gallarate