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A Milano la M4 di Salini sfida il blocco dei grandi lavori

Entro luglio 2023 Milano avrà finalmente la MM4 Linate-San Cristoforo. Affidata a Salini Impregilo, soggetto capofila di un raggruppamento di imprese, l’opera porterà il livello delle infrastrutture milanesi e gli stessi cittadini sempre più vicino alle grandi metropoli europee. I lavori avanzeranno lotto dopo lotto: la tratta dall'aeroporto di Linate a Forlanini Fs sarà disponibile entro gennaio 2021, la linea arriverà a Dateo entro giugno 2022 per poi toccare San Babila entro dicembre 2022. 

Un quadro favorevole per le grandi opere della capitale lombarda che, purtroppo, il resto del Paese non può condividere. Da anni in Italia il settore è in gravi difficoltà a causa, soprattutto, della scarsità delle risorse per gli investimenti pubblici e della complessità delle normative. Le ultime analisi parlano di 120 mila imprese fallite e 600 mila posti di lavoro distrutti. Aziende importanti, tra cui le “storiche” Astaldi, Condotte, Trevi, Grandi Lavori Fincosit e Cmc si trovano oggi ad affrontare pesanti difficoltà. A godere di ottima salute risulta essere solo la stessa Salini Impregilo, anche grazie a una continua espansione sui mercati di tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Francia e all'Australia. Fa ben sperare la possibilità di poter attingere a fondi dal valore di 36 miliardi di euro (ora bloccati) oltreché la prospettiva di un 3% di crescita annua fino al 2021. Tuttavia il 30% dei ricavi del settore è congelato e gli investimenti sono costantemente messi al palo o ritardati, con conseguenze di rilievo sull’intera filiera e il rischio di un effetto boomerang sugli altri operatori.

Da questo quadro emerge quanto l’apertura ai mercati internazionali sia oramai imprescindibile, seppur, anche in questo caso, sussistono alcune criticità da affrontare. In primo luogo l’Italia delle infrastrutture deve battere la concorrenza di realtà imprenditoriali più grandi, caratterizzate da ampie patrimonializzazioni, maggiore facilità di accesso al mercato dei capitali e con il vantaggio di poter contare sul supporto di un sistema-Paese che ha fatto dell’investimento nel settore delle infrastrutture un’opportunità per lo sviluppo e l’occupazione delle aziende nazionali.

Se allora la sfida è su due fronti, in Italia e all'estero, si sta facendo strada l’ipotesi di unire le forze delle principali realtà, singolarmente troppo deboli, così da far emergere un unico grande gruppo. A fronte di ciò, a ricoprire il ruolo di catalizzatore non può che essere Salini Impregilo,  che, con un giro d’affari di 6,5 miliardi di euro (che potrebbero almeno raddoppiare), avrebbe sicuramente capacità di investimento economico, competenze, talenti e efficienza atte a competere con i colossi internazionali, garantendo al tempo stesso un forte impegno per la modernizzazione e lo sviluppo nazionale.