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Crisi politica: "Ma a noi cosa interessa davvero?"

Caro direttore,
siamo Giovanni Negri e Luca Mondellini, due legnanesi studenti universitari. 
Due anni fa durante un aperitivo in cui avevamo invitato tutti gli allora candidati sindaco per incontrarci, conoscerci e dialogare in vista del voto, avevamo sfidato noi stessi e tutta la città sulla domanda: cosa ci interessa? 
Nella grande confusione di questo momento ci accorgiamo che c’è un modo più opportuno di un altro per poter ripartire. 

Di fronte a tutto quello che sta succedendo nella nostra città a noi non può tornare in mente quella domanda che avevamo posto all’aperitivo, oggi ancora più attuale di due anni fa: ma a noi cosa interessa? Cosa ci interessa veramente? Cosa desideriamo per la nostra città, ma ancora prima, cosa desideriamo per noi stessi? Di fronte al rischio dell’indifferenza o all’opposto, di fronte al rischio di fermarsi alla pura indignazione, che ci sta, ci sembra che il punto sia proprio questo. Non possiamo fermarci e accontentarci. 

Abbiamo seguito la vicenda da marzo e più le cose evolvevano, i rimpasti di giunta, le uscite dalla maggioranza, le dimissioni di gran parte dei consiglieri, quel consiglio comunale in cui è stato anche intonato l’inno d’Italia, le manifestazioni, gli arresti, le dimissioni e poi il ritiro delle dimissioni, la manifestazione di venerdì 7 maggio. 

Di fronte a tutto questo, la domanda torna prepotente: ma tutto questo ci basta? Abbiamo la sensazione che manchi ancora qualcosa. Vedere questa mobilitazione di tanti non può che interrogarci. Perché di fronte a tutte le ragioni, alla più che lecita indignazione, al coraggio tutt’altro che scontato di scendere in piazza, emerge prepotentemente il rischio che si fermi tutto lì. Che in fondo si stia proponendo ancora lo stesso schema. Lo schema che la politica sia solo lo scontro tra l’una e l’altra ragione, tra chi è attivista e chi è indifferente, tra i giusti e i corrotti, tra i buoni e i cattivi. Evidentemente c’è chi ha sbagliato, evidentemente c’è chi ha più torto e responsabilità, questo è senza ombra di dubbio. La giustizia farà il suo corso e accerterà. Ma ci sembra che si rimanga solo allo scontro. E lo schema dello scontro alla lunga soffoca. Come se fosse sempre la stessa storia. Dura per un po’, porta pure consenso e anzi, sembra che politicamente sia vincente proprio chi costruisce la sua proposta sulla contrapposizione, sul “so io come si risolvono i problemi, voi state fuori”. È una gestione privata della politica. Tanto privata che il dialogo cessa e si arriva ai ferri corti, e la cosa incredibile è che questa assenza di dialogo c’è già all’interno degli stessi schieramenti dove la diversità diventa solo rottura. Si passa dallo scontro politico allo scontro giudiziario, proprio come in una lite tra privati. Tutto assolutamente lecito e sacrosanto, perché la legalità è imprescindibile. Ma poi?

Ma poi si soffoca. 
Si soffoca perché si elimina il lato umano di tutta la faccenda. 

E anche chi ha sbagliato finisce per essere trattato in modo disumano: chi ha sbagliato pagherà giustamente ma rimane comunque una persona con una sua dignità. Ce ne siamo accorti guardando il video di Piazza pulita e le facce di Chiara Lazzarini e Gianbattista Fratus, ancora senza condanna, inseguiti e violati nella loro riservatezza, con una faccia impaurita: ma la vogliamo veramente questa modalità persecutoria? E se un domani fossi io a sbagliare? Non è buonismo è il senso umano delle cose. 

E allora torna la domanda. Ma in tutto questo, nonostante tutto questo, cosa ci interessa? Ci basta fermarci ad affermare le nostre ragioni e i torti degli altri? Cosa vogliamo adesso? Qual è la nostra responsabilità? Da dove ripartire?

Ci sembra che l’unica strada sia solo affrontare in modo umano queste domande perché altrimenti cosa staremmo costruendo nella nostra città e nella nostra vita?
Uscire dagli schemi e lavorare su quello che vogliamo realmente, ora. 
Per una chiacchierata a questo livello siamo sempre disponibili con chiunque,

Ciao a tutti,
Giovanni e Luca