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RSA S.Erasmo e la internalizzazione del personale: "Frutto di un lavoro collegiale"

Buongiorno Direttore

A seguito della notizia diffusa a mezzo stampa in merito al recente accordo sulla internalizzazione del personale della RSA Sant’Erasmo, sono stato direttamente chiamato in causa da una ex componente del CdA della Fondazione (qui l'intervento di Mariangela Monticelli, ndr).

Mi permetto quindi di prendere la parola al fine di precisare quanto segue:

- il “merito“ dell’operazione va a mio avviso attribuito a tanti soggetti: al CdA attuale che ha condiviso la proposta; ai Sindacati territoriali che l’hanno negoziata e sostenuta; alle Rsu che l’hanno avallata. Certamente anche il sottoscritto, insieme agli uffici, ha fatto la propria parte: ma sarebbe davvero ingeneroso non sottolineare che il risultato è stato frutto di un lavoro collegiale.

- è vero che il precedente CdA aveva già discusso e condiviso l’idea concretizzata nel recente accordo. E’ altrettanto vero che analoga proposta era stata avanzata dalle RSU 5 anni fa. La gara a chi l’ha detto per primo potrebbe non finire mai. Credo che la cosa importante sia stato l’aver ottenuto il risultato.

- Altra cosa importante è stabilire un corretto e coerente metodo di comunicazione: troppo spesso la cronaca locale è zeppa di annunci di progetti che mai si concretizzeranno. Meglio abituarsi a parlare dei risultati una volta ottenuti. E’ per questo che ritengo che sia stato giusto esultare per il successo dell’accordo solo dopo averlo ottenuto.

- in merito al mio ruolo all’interno della Fondazione vorrei cogliere questa occasione per ribadire lo spirito che da sempre ispira il mio lavoro. Sono abituato a sforzarmi per servire al meglio la governance che guida gli enti per cui opero: non mi interessa il colore politico o le opinioni personali di chi è chiamato a presiedere le strutture per cui lavoro; mi interessa che l’azienda – loro e mia - possa crescere e avere successo.

Ho lavorato con questo preciso spirito con il precedente CdA. Sto lavorando con analogo spirito insieme all’attuale. Farei lo stesso con qualsiasi altro CdA dovesse essere chiamato a guidare l’azienda.

E vorrei svolgere al meglio i miei doveri. Gradirei in futuro esser valutato – apprezzato o criticato - su come eseguo il mio lavoro, sulla fedeltà e la dedizione che assicuro alla Fondazione  e non sulla disponibilità a farmi tirare per la giacchetta in discussioni che riguardano vicende e questioni estranee al mio ruolo e alla mia professione.

Grazie

Livio Frigoli