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Un'ora e più di attesa per un esame clinico

Buongiorno. Debbo constatare, con profonda amarezza, la mancanza di organizzazione che regna in alcuni luoghi, che dovrebbero, al contrario, funzionare a meraviglia.

Settimana scorsa (per la precisione 14.02.2019) mi reco presso l’Ospedale di Legnano per effettuare uno esame clinico (nella specie, gastroscopia) presentandomi, con largo anticipo (ore 8.00) rispetto all’orario assegnatomi (ore 8.40) per l’esecuzione della prestazione. Ebbene, indovinate a che ora sono entrato in sala? Ore 10.00.

Fortunatamente, nel corso di tale mattinata, non avevo impegni urgenti di lavoro, altrimenti avrei dovuto, mio malgrado, rinunciare ad effettuare l’esame, perdendo, oltretutto, un’ora e mezza di lavoro (essendo io libero professionista, nessuno avrebbe compensato il tempo perso).

Una domanda sorge spontanea: a cosa serve mettere un orario di esecuzione delle prestazioni cliniche, se poi non viene rispettato, rischiando, così, di causare gravi disagi ai pazienti? Non sarebbe più opportuno, visto i notevoli ritardi, approntare un sistema di numerazione (come avviene, ad es., per gli esami del sangue)? All’atto dell’accettazione del paziente (in sede di prenotazione dell’esame) si indica una data e, poi, in tal giorno, chi prima arriva, meglio si accomoda.

Spero che queste brevi parole possano essere uno spunto per chi è responsabile dell’organizzazione di tali prestazioni. Grazie.

Stefano Gobbi


(m. tajè) - Sarà ormai l'abitudine a ricevere segnalazioni di una criticità ben più grave, crediamo che un'attesa di un'ora e venti minuti per un esame rientra nella norma. Anche se, corretto dirlo, una prestazione prenotata nei tempi dettati dall'ospedale meriterebbe il rispetto della data e dell'orario.